ROMA

Il linguaggio cinematografico si espande in campi sconosciuti alla parola, comunica con l’immagine, alla ricerca del movimento, con l’utilizzo del tempo e la visività. La realtà è montata per essere narrata, si accosta una inquadratura dopo l’altra per costruire una storia. Vi riporto di come un regista del calibro di Alfonso Cuarón riesce a manipolare il materiale girato in modo magistrale nel suo ultimo film, Roma. Il regista è anche lo sceneggiatore e nel testo appunta tutti i momenti di una famiglia messicana benestante che negli anni settanta vive a Città del Messico in un quartiere chiamato Colonia Roma. Cloe, sempre composta e dolce, è la domenistica tuttofare, l’asse di una storia intensa che racconta cosa significa crescere, accettare senza indugio e scommettere su una nuova avventura in modo sincero, senza fare finta di non essere stanca. In questo divenire è palese che Cuarón contrappone ad una immagine di donna che accudisce la vita, un’immagine di uomo che la distrugge con un ampio senso di irresponsabilità.

La poesia di questa pellicola risiede principalmente nel nostalgico bianco e nero, nella metrica dell’immagine spesso contro la luce del giorno, dove la vita dei personaggi si dipana attraverso gli sguardi e gesti quotidiani. Il film è un quadro che esprime la fragilità dell’esistenza che affonda le proprie radici nella realtà, a volte spietata, ma che cerca ogni volta di farsi amare, nonostante tutto. Cuarón spende tutta la sua conoscenza in campo cinematografico per farsi dominare ancora una volta da uno stile aperto e potente con l’utilizzo di una simbologia spiazzante. La rappresentazione si fa portatrice di significati eterni come la tensione sociale tra i ricchi e i poveri, la schiavitù di nascita dei nullatenenti, la nuova ricchezza paragonata ad escrementi di cane, la cultura in decadenza in una esclamazione: una casa senza libreria è orrenda!

Il film ha vinto la 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e la sua distribuzione è ridotta a qualche giorno nelle sale italiane selezionate e poi uscirà su Netflix, che provvederà ad ammazzarlo. Sarà sacrificata la sua magniloquenza perchè il cinema va consumato al cinematografo.