La vita invisibile di Eurídice Gusmão

Karim Ainoz dirige un film straordinario, ambientato a Rio de Janeiro nel 1950, La vita invisibile di Euridice Gusmao. La definizione di “vita invisibile” è resa molto bene da una sceneggiatura solida e un lavoro di cinepresa poderoso dove i giochi introspettivi riescono a restituirci dei personaggi potenti. Euridice e Guida sono due sorelle molto unite che crescono in una famiglia rigida e conservatrice, quando Guida una notte fugge per incontrare il suo amante non farà ritorno e la lontananza tra le due sorelle diventerà insuperabile. Due vite che scorrono parallele come i binari di un treno, vicine senza saperlo, due vite difficili e ricche di imprevisti, un realismo consegnato allo spettatore grazie al matrimonio tra la resa narrativa e quella visiva. Guida cerca nell’Amore la soluzione alla sua felicità, una esploratrice del mondo, crede che le manca tutto senza avere un uomo al suo fianco, non comprende che una tavola imbandita può trovarla dentro di lei, e mentre cerca di sostenere la sofferenza di un’epoca difficile per una ragazza madre che cresce sola un figlio, si lascia gioire a tratti di quello che ha. Dall’altra parte della città Euridice sogna che il pianoforte che suona ogni giorno la conduca a Vienna, al conservatorio austriaco. Piange la sua anima tra quei tasti dove nessuno la può trovare, neanche un marito maschilista che con dolci modi manipolatori l’ha resa un’ottima casalinga.

Questo film dai colori illuminanti e con sapiente fotografia è l’adattamento dell’omonimo romanzo della scrittrice e giornalista brasiliana Martha Batalha (Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione edito da Feltrinelli) è arrivato nelle sale italiane dopo aver vinto il premio come miglior film nella sezione un certain regard dell’ultimo Cannes. Ha la candidatura agli Oscar per il Brasile come miglior film straniero, è stato designato come miglior film dal Sindacato nazionale dei critici italiani. Incredibile interpretazione di Julia Stockler e poi la presenza della “mia” amata Fernanda Montenegro, che interpreta Euridice anziana, un tocco di classe. Non rimane che entrare in un cinematografo e restarci per due ore (possibilmente senza la signora nei paraggi che commenta ogni fotogramma!), rendersi conto che una vita invisibile sono delle lettere senza risposta, suonare un pianoforte nel buio di una stanza, pensare che i nostri desideri sono altrove, accettare in silenzio parole pronunciate da un disfattismo che non ci appartiene. A volte la tristezza che viviamo si accorda con l’amarezza che si prova nel cuore, ma ci sono soluzioni repentine a questo stato d’animo, che accadono e basta; spesso si rivelano a noi attraverso uno sguardo, perché gli sguardi modificano le persone, parola di Karim Ainoz.