Poesia

LA POESIA CHE NON HO SCRITTO

Ecco la poesia che volevo scrivere
prima, ma non l’ho scritta
perchè ti ho sentita muoverti.
Stavo ripensando
a quella prima mattina a Zurigo.
Quando ci siamo svegliati prima dell’alba.
Per un attimo disorientati. Ma poi siamo
usciti sul balcone che dormiva
il fiume e la città vecchia.
E siamo rimasti lì senza parlare.
Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.
Così felici ed emozionati. Come se
fossimo stati messi lì
proprio in quel momento.

 

Raymond Carver
Orientarsi con le stelle
Minimum fax

 

 

 










OMBRE SILENZIOSE

Tanti anni
senza capire le meraviglie della natura,
benchè ci fossi nata.

Oh sole,
splendevi come un lampione,
scottavi come il fuoco,
muovendo le nostre ombre silenziose,
senza posa!

Alla fine, stanchi morti,
la pelle abbrustolita,
di pan giallo e fagioli
eran le nostre cene.

Sembrava una condanna
lavorare quella terra.

RINA GATTI




A SANDRO PENNA

Mi rivedrai seduto sulla pietra
della casa in rovina; sulla porta
s’è fermato un presagio che non scocca
sotto il lupo d’agosto che declina.

Da trenta lune gira tra le ortiche
la cagna cieca e latra alla marea
in quest’attesa d’anima sepolta
entro questi orizzonti di grondaie;

ma il tempo scorre altrove e qui non pesa
che la furia del sole che calcina
questi ciuffi di cardi alle sassaie.

Acruto Vitali
Il tempo scorre altrove
All’insegna del pesce d’oro

 

 

SUNSET

C’è un microfono.
Un pianoforte a coda sul lago.
Facciamo un omaggio ai crepuscolari, al
tramonto.
Si, mi piace.
Palazzeschi vicino al busto di San Francesco.
La sera ti ricordi di quando ero Shane MacGowan
e mi addormentavo sulla collina di Montefalco
e il microfono era un albero da aggrapparcisi.
Ma lei è innamorata?
Chiediglielo.
A me hanno fatto sempre paura le donne
innamorate.
Sono come le sciarpe.
D’inverno è bello.
D’estate ti soffocano.
E ridiamo, sognando cigni olandesi sul lago
brindando agli amici.
Forse era presto, sicuramente era presto.
Ma non sarà mai troppo tardi
abbracciarsi
nei ricordi.

Vincenzo Costantino (detto Cinaski)
Nati per lasciar perdere
MARCOS(ultra)

CHISSÀ PERCHÉ

Ti amo come chi sa d’imboccare
un bel torrente senza risalita,
come che legga Talmud o Corano,
ignaro d’ogni lingua.
Tacendo mi hai di colpo convertita,
sale, zenzero e pepe di una vita
dove ieri ridevo e respiravo
chissà perchè.

Maria Luisa Spaziani
Tutte le poesie
a cura di P. Lagazzi e G. Pontiggia
I Meridiani

POESIA D’AMORE

Abbiamo molti fiammiferi in casa nostra
Li teniamo a portata di mano, sempre
Attualmente la nostra marca preferita è Ohio Blue Tip
Anche se una volta preferivamo la marca Diamond
Questo era prima che scoprissimo
I fiammiferi Ohio Blue Tip
Sono confezionati benissimo
Piccole scatole resistenti
Con lettere blu scuro e blu chiaro bordate di bianco
Con le parole scritte a forma di megafono
Come per dire ancora più forte al mondo
“Ecco il più bel fiammifero del mondo”
Il suo stelo di tre centimetri e mezzo in legno di pino
Sormontato da una testa granulosa viola scuro
Così sobrio e furioso e caparbiamente pronto
A esplodere in fiamme
Per accendere, magari, la sigaretta della donna che ami
Per la prima volta
E che dopo non sarà mai più davvero lo stesso
Tutto questo noi vi daremo
Questo è ciò che tu hai dato a me
Io divento la sigaretta e tu il fiammifero,
O io il fiammifero e tu la sigaretta
Risplendente di baci che si stemperano nel cielo.

RON RADGETT
Questa poesia è stata scritta per il film Paterson

Era l’alba sui colli, e gli animali
ridavano alla terra i calmi occhi.
Io tornavo alla casa di mia madre.
Il treno dondolava i miei sbadigli
acerbi. E il primo vento era sull’erbe.

Altissimo e confuso, il paradiso
della mia vita non aveva ancora
volto. Ma l’ospite alla terra, nuovo,
già chiedeva l’amore, inginocchiato.

Cadeva la preghiera nella chiusa
casa entro odore di libri di scuola.
Navigavano al vespero felici
gridi di uccelli nel mio cielo d’ansia.

SANDRO PENNA
Poesie, prose e diari
a cura di Roberto Deidier
I Meridiani

 

 

LEGGERE

Mi piace quando il mondo parla
nelle parole dei libri
il linguaggio delle vite degli altri
e della mia insieme
mi fa sentire come il ramo del glicine
intrecciato al ramo grande
qualcosa che del basso sale
radicato e costante
conosce le stagioni
gli inverni
e le fioriture viola
che fanno ombra
e il buon odore
di certa bellezza

ALESSANDRA RACCA

 

 

A PIEDI MUTI

È una questione di solitudine
anche lo stare insieme.
Di due silenzi che non s’intrecciano.

Io ti direi il nulla
più bello che so pronunciare
per un minuto d’assenza.

Tu non mi risponderesti
senza parole addosso.
Ma il mondo ci chiama,
con la sua voce elettrica
e i gesti ruvidi,
ci chiede di seguirlo,
correndo a piedi muti.

C’è poco da guardarsi intorno,
tutto è veloce cammino.
E io ti prendo
e tu mi manchi.
E io ti manco
e tu mi prendi.

IVAN TALARICO
Non spiegatemi le poesie
che devono restare piegate
Gorilla Sapiens – Edizioni