Lezioni di felicità

Lezioni di felicità è il titolo, esercizi filosofici per il buon uso della vita è il sottotitolo di un libro che propongo di leggere, scritto da Ilaria Gaspari. È un saggio narrativo, la prima volta viene pubblicato nella primavera del 2019,  ma propenso a tramandare nel tempo i suoi contenuti, disponibile con ogni singolo lettore in qualsiasi momento. L’autrice,  laureata e addottorata in filosofia, decide di prendere lezioni di felicità dal patrimonio di saggezza proveniente dalla filosofia antica, sceglie sei scuole di pensiero e ne sperimenta una ogni settimana nella sua quotidianità: «la filosofia delle Scuole era prima di tutto, un’arte di vivere; un ferreo allenamento destinato non solo a stimolare l’intelligenza del discepolo, ma a trasformare la sua esistenza attraverso una serie di regole, di pensiero e di vita». Per l’autrice è un esperimento bizzarro, per i lettori un esperimento efficace perché riesce a trasmettere concetti densi e spesso ignorati. Contiene gli esempi di Pitagora, Parmenide, Sesto Empirico, Epitteto, Epicuro e Diogene. Normalmente alla filosofia interessa produrre domande, invece di elaborare riposte e il primo quesito che ci si pone è: per seguire l’esempio sono disposta a cambiare postura? Mettersi in gioco è un approccio necessario per aprire la strada alle opportunità che potrebbero condurre a quello stato d’animo che definiamo felicità. Durante questo viaggio Ilaria Gaspari restituisce la filosofia come una “lingua viva”, il suo stile è avvolgente, invita a toccarla con mano non solo con la mente, facendo uso anche di metafore umoristiche e aneddoti interessanti.

Un capitolo introduttivo si intitola conosci te stesso, un’affermazione pericolosa se si vive come un intercalare. Se invece si considera questa affermazione come un punto di partenza per scoprire chi siamo,  molto probabilmente potremmo considerare la felicità come una virtù e non come una meta da raggiungere, con l’idea e il timore che svanirà a breve giro. L’essere umano può considerarsi completo, come una sfera, con delle parti esposte alla luce ma altre restano in ombra. Conoscere la propria completezza, e accettarla significa desiderare di arricchirsi attraverso la relazione con il mondo e per gli antichi significa anche restare fedeli a sé stessi. «La felicità degli antichi è un destino fortunato che si costruisce attraverso la giusta postura del corpo e della mente; ed è una forma quasi eroica di fedeltà a sé stessi, di dedizione alla propria vocazione naturale – che è appunto quella di essere felici. È un esercizio di libertà: non solo dagli scherzi del fato, dai capricci delle opinioni altrui, o dalle fortune e iatture che la sorte ci rifila, ma anche e soprattutto da noi stessi; dagli automatismi delle abitudini, dalle reazioni immediate che ci trasformano in burattini alla mercé di un sistema di credenze accolto in maniera acritica».

Queste scuole da molti secoli sono chiuse, l’aspetto prezioso del libro risiede nel riaprirle per recuperare significati utili al nostro presente. Forse ogni lettore o lettrice tenderà ad essere attratto da una scuola piuttosto che da un’altra. Ho apprezzato molto la Settimana Eleatica e incuriosita dalla Settimana Cinica, ma la mia preferita resta la Settimana Epicurea. Epicuro accetta l’esistenza della crisi, di un momento storico o di un essere umano, e per questo motivo pensa che per essere felici non è mai troppo tardi e non è mai troppo presto. Epicuro pensa che dobbiamo preservare la libertà quindi non farsi governare dalle paure, ma sopra ogni cosa per lui è importante saper distinguere il piacere necessario da quello superfluo. Propongo questa lettura a tutti coloro che desiderano prendersi cura di se e soprattutto ai momentanei disorientati emotivi, prendere in prestito la vita degli antichi indicherà la strada.

ILARIA GASPARI
Lezioni di felicità
Einaudi (Super ET Opera Viva)