La strada si fa camminando

Preferisco di gran lunga conoscere nuove situazioni, nuovi ambienti, muovermi, trattare con le persone, avviare progetti insieme ad altri. Ho amato tanto percorrere l’Italia, per esempio, e ho detto sempre di sì quando mi invitavano a parlare di questo o di quello in luoghi che non conoscevo ancora. Ma il mestiere di educatore, nonostante questo gran disordine, mi ha attirato sempre moltissimo, e i momenti più felici della mia vita sono certamente stati in gioventù quelli che ho passato con i bambini di Palermo, di Napoli. Ringrazio Iddio o chi per lui, per aver potuto lavorare con i bambini: la felicità! Non c’è niente di più bello e corroborante. È strano come soltanto di quella vita senta nostalgia, delle baracche di Cortile Cascino, dei Vicoli di Montesanto, e anche delle colonie vacanze di Rimini, ma soprattutto di Palermo, di quell’esistenza un po’ selvaggia, miserrima e brutale però di un calore che non ho più trovato altrove, un calore di presepe e di cuccia. Mi piaceva perdermi in un tutto fatto di più centinaia di persone raccolte in uno spazio ristretto, un tutto a cui mi pareva di appartenere, una folla che mi accoglieva, mi nutriva e mi usava. 

I maestri che ho amato di più sono quelli che non imponevano l’appartenenza, l’adesione totale, o perfino l’imitazione, la copia: sono persone come Capitini, come Ada Gobetti,  il grande medico lucano Rocco Mazzarone o Angela Zucconi e tanti altri, ma anche più indirettamente persone del calibro di Adriano Olivetti. Ho amato i leader e i leader mi aiutavano a cercare la mia strada. 

Goffredo Fofi