La zona d’Interesse

Il 20 maggio del 2023 Martin Amis, autore britannico, muore nella sua casa in Florida. Attraverso i suoi romanzi si scatena su ossessioni e feticci del vivere contemporaneo e riflette in maniera intensa sul rapporto tra fama e letteratura. Ha saputo scrivere anche di sé raccontando della morte del padre, lo scrittore Kingsley Amis, la scoperta tardiva di aver avuto una figlia da un lontano flirt, la rivelazione che una cugina scomparsa nel 1973 è stata uccisa dal serial killer Fred West e dei selvaggi attacchi della stampa alla sua vita privata quando in un solo colpo l’ex ragazzino prodigio della Londra ricca e colta ha cambiato agente, editore, moglie, Paese di riferimento ottenendo un anticipo (americano) di un miliardo e mezzo di lire per il romanzo L’informazione.

In questi giorni ho letto il suo secondo romanzo sull’olocausto, La zona d’Interesse, pubblicato nel 2014, l’autore per scriverlo non solo studia molto, ma lotta per trovare le parole giuste. La storia comincia in modo idilliaco quasi romantico, arriva sotto forma di canzone, ma senti, mentre leggi, che non durerà. L’incipit è come vivere l’alba, sei consapevole che avverrà un mutamento ma non disobbedisci alla bellezza. Amis racconta per bocca di tre personaggi le vicende del Kat Zet, abbreviazione di Konzetrationslager (la zona d’interesse), entro cui vivono i tedeschi e alcune delle loro famiglie. Angelus “Golo” Thomsen, nipote del segretario di Hitler, Paul Doll il comandante del campo e l’ebreo polacco Szmul, incaricato a riempire e svuotare le camere a gas per allungare la sua esistenza. Il comandante Doll ha una moglie che si chiama Hannah e che intrattiene con Thomsen un gioco di corrispondenza amorosa. È un inizio da scrittore indiscusso che sceglie di descrivere un momento di profonda umiltà sentimentale in un contesto violento: «Non ero estraneo al bagliore del lampo; non ero estraneo al fragore del tuono. Grande esperto in materia, non ero estraneo all’acquazzone – l’acquazzone, e poi il sole e l’arcobaleno. Stava tornando dalla Città Vecchia con le sue due figlie, ed erano già ben dentro la zona d’Interesse. Di fronte a loro, pronto ad accoglierle, si allungava un viale d’aceri, con i rami e le foglie lombate intrecciati verso il cielo. Un tardo pomeriggio di mezza estate, con un minuto scintillio di moscerini. Il mio notes era aperto su un ceppo, e la brezza si insinuava curiosa tra le pagine».

Considerato da alcuni addetti ai lavori un romanzo inquietante (le case editrici Gallimard e Hanser Verlag rifiutarono di pubblicare), penso che può risultare antipatico, ma non offensivo: lo sguardo di Amis è ironicamente feroce. Ciò che avviene è orrendo e lui lo esalta, attraverso lo sguardo dei tre personaggi. Avviene molto in questa storia, anche nell’aspetto letterario con descrizioni corrosive e intrise di arguzia, tanto che la lettura non procede solo in avanti, ma invita a tornare indietro (sintomo di qualità!) e ti accorgi che non solo leggi, ma scopri. Ad ogni pagina una rivelazione,  il gioco emotivo è continuo, Amis non lascia mai in pace il lettore.
Tornare indietro anche nel tempo in questo caso significa ripercorrere una strada angusta per comprendere quanto la libertà di ognuno sia legata ad un equilibrio collettivo. Finisco di leggere il romanzo, chiudo il libro e mi dico che nessuno può conoscere sé stesso fino a quando non si trova in una situazione estrema, mi dico che forse ognuno di noi non pensa ad altro, alla zona d’interesse.

MARTIN AMIS
La zona d’Interesse
Einaudi editore