“Tutto torna” è un romanzo piovuto nella mia vita, pubblicato nel 2013 e scritto da Giulia Carcasi. Ho scelto l’isolamento per vivere questa storia, mi parlava mentre la leggevo, uno snodo di significati. Sono grata alla fetta di gentilezza che caratterizza il mondo e della quale fa parte anche Giulia. Ha accettato di rispondere alle mie domande. Di seguito l’intervista, una emozione immortale.
- Tutto torna è la storia di Diego, l’uomo del controllo, ha la necessità di definire e ordinare ogni cosa che lo circonda, probabilmente la causa è il caos inconscio, e Antonia una donna che lascia spalancata la porta all’esistenza. È la storia di un incontro. Da dove arriva la necessità (se di necessità si tratta!) di raccontare questo movimento circolare dell’esistenza umana, come il movimento delle cicogne nere, che tornano nel punto che avevano all’inizio?
Perché nessuna vita segue una linea retta. Come nella storia del mondo si ripresentano epoche simili, così nella storia di tutti noi, prima o poi, capita di passare dove siamo già stati, di dover rifare i conti con ciò che credevamo di esserci lasciati alle spalle.
- Focalizzare le parole che non servono, è la scrittura che prediligo, perché il sapore di quando si scrive la prosa in sottrazione, si chiama poesia. Come si è formato il tuo stile?
Non guardando allo stile degli altri. La poesia mi ha dato una consapevolezza che vale anche al di là della pagina: occorre scegliere. Tutte le parole che ci orbitano in testa, occupano uno zaino mentale che condiziona il nostro passo: se non capiamo quali sono superflue e se non ce ne liberiamo, diventa sempre più faticoso andare avanti nel viaggio. Attraverso la poesia ho capito che il non detto non è meno importante di ciò che viene detto: si lavora di inchiostro, ma si lavora anche sopra e attorno al bianco del taciuto. Come nella musica, il suono dipende dalle note tanto quanto dalle pause.
- L’andamento di questa storia esplora emozioni che il lettore potrebbe scoprire di riuscire a provare. Quanto sono pericolose nel contesto sociale le vite anestetizzate?
Sono pericolose per sé stesse e per la collettività: chi è anestetizzato è inconsapevole di ciò che subisce e che compie. Dobbiamo però temere di più quelli che lucidamente anestetizzano gli altri per trarne profitto.
- Immagino i lettori di fronte al romanzo mentre scelgono la pagina preferita, quella che risuona dentro, quella che non ti fa nascondere negli angoli. Io ho scelto l’intera pagina 71. Dentro c’è una frase che mi spinge a chiederti una riflessione: “Il futuro riscrive il passato”.
Si dice sempre che il passato condiziona il futuro. È vero anche il contrario. Non esiste una macchina del tempo né una gomma per cancellare ciò che è accaduto, ma ciò che accadrà può assegnare al passato un significato nuovo. Come in un puzzle, anche se i tasselli già posizionati restano, ogni tassello aggiunto può dare all’intero una forma diversa.
- Cosa significa scrivere per Giulia Carcasi?
Nel mio romanzo “Io sono di legno” sostenevo che “scrivere per me è qualcosa di intimo, più intimo del sesso […] è spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti di carne”. Lo sento ancora vero. Oggi so anche che scrivere è il mio habitat, l’acqua nella quale nuotare, di cui non posso fare a meno. L’ho scoperto perché da troppo tempo alcune vicende e urgenze mi tengono lontana dalla scrittura e scrivere mi manca: sono un pesce nella sabbia. Forse un giorno pubblicherò un nuovo libro e tutti questi ostacoli e tutta questa fatica mi avranno reso una scrittrice migliore, non lo so. Di sicuro mi hanno reso una persona migliore.
GIULIA CARCASI
Tutto torna
Feltrinelli

