Anche se non è ancora terminata, è appena trascorsa una estate preziosa. Lontana dallo spasmo estivo, mi sono donata lunghe giornate. È stato necessario alzarsi presto a causa del caldo, ma c’è stata sempre una bella sensazione, nell’attesa della stella più importante che è nel disegno di ogni bambino.
Ho scoperto un’altra isoletta del mio essere arcipelago e si chiama scrittura. Storie, che fino ad oggi transitavano in testa, finivano dentro me e restavano sul fondo, ma in questo momento storico della vita, del quale sarò sempre innamorata, ho trascorso il tempo a studiare, per narrare la storia a cui penso. La movenza creativa non merita il fondo di ognuno, perché riesce a sprigionare fiducia verso la meraviglia e la follia della vita.
Scrivo, mentre imparo a come fare, la scrittura chiede di attendere nell’attesa, mi oriento con la musica delle parole e alla loro capacità di restare in equilibrio. Non oltre, ma è tutto necessario alla narrazione. Capita che mentre entri in casa con le buste della spesa si apre un sorriso in volto, un varco apparentemente immotivato; capitano tante cose quando fai in modo che intorno non tutto scorre inutilmente, e sei sensibile alla consuetudine.
In ogni caso non ci sarà nessun tentativo di pubblicare questo racconto lungo, e quando sarà ultimato, finirà nel cassetto più bello della casa, avrò voglia di cullarlo con letture di perlustrazione per comprendere se non c’è più nulla da aggiungere e altro da togliere. Un giorno lo dichiarerò finito alla mia coscienza, mentre metterò la firma. Vivere per un po’ su questa isoletta del proprio arcipelago, significa lasciarsi attivare dalle vibrazioni di un gesto che traccia segni animati dal significato e dalle emozioni.
A volte, mentre inseguo la scrittura, l’incontenibile spinta ad agire mi fa vedere un arcobaleno in un bicchiere, altre volte sento un improvviso fastidio, apparentemente semplice ma che non riesco a gestire, come quando un moscerino entra in un occhio. Ho una vita piena di anni, arredati da biblioteche colme di storie, e sono sicura che nel DNA del mio inchiostro questo vissuto non riesce a sottrarsi.
I miei giorni estivi sono stati fluidi, fuori dallo spazio e dagli impegni, il silenzio è un posto speciale per abbandonare ogni forma di comprensione razionale, sentire che il tempo perso non è andato perso, invasa dal vento artificiale, intuivo scendere il tramonto urbano che lascia il passo al crepuscolo. Sono presa d’assalto dal benessere per aver scoperto una nuova isoletta del mio essere arcipelago, è una opportunità che mi attraversa con tutto il suo conforto. Spesso lo comprendo a posteriori, e quando accade, questa cognizione attiva l’entusiasmo per ciò che deve ancora avvenire.
In conclusione non è successo nulla, ma è accaduto tutto.
