Il muro

Jean-Paul Sartre ha iniziato la sua attività letteraria e filosofica nel 1936 con un romanzo, La nausea e poi un saggio filosofico sulle emozioni, al quale è seguito un libro di racconti, Il muro. Il primo racconto da il titolo alla raccolta con gli altri quattro: La camera, Erostrato, Intimità, L’infanzia del capo. A proporre il libro in Italia fu Giulio Einaudi che nel gennaio del 1947 fa subito gridare allo scandalo, le storie espongono fatti che non si possono esporre, la pubblicazione va a ruba prima di essere ritirata dalla circolazione, e affrontare un processo. Gli incipit suonano tutti come annunciazioni delle situazioni dei protagonisti delle storie, dove Sartre affronta il tema della follia con Eva, che asseconda quella del marito fingendo di condividere i suoi comportamenti; il tema della morte con il gesto di Erostrato che attraverso un assassinio vuole affermarsi; il tema della menzogna con Lulù, che vive sulla propria pelle cosa significa mentire a se stessi.

Il muro, ispirato da una reazione spontanea alla Guerra di Spagna, rimane il racconto più intenso e tipico dell’autore con un nucleo drammatico severo ma fervido: tre giovani repubblicani spagnoli, condannati a morte dai franchisti durante la guerra civile, trascorrono in cella l’ultima notte della loro vita. Uno di essi si salverà per un caso beffardo. La morte che disincanta ogni cosa, gli farà scoprire di aver passato il tempo a emettere cambiali, dunque di non aver capito nulla della vita. Il muro è l’ostacolo che arresta il cammino verso la libertà, che pone l’uomo di fronte alla sua vita come un fatto compiuto, senza un domani. Il 5 settembre del 1967 Sartre sbarca al Lido di Venezia in compagnia di Simone De Beauvoir, per assistere alla proiezione della trasposizione cinematografica, curata dal regista Jean Roullet. Furono accolti dal direttore della Mostra Cinematografica e dopo il ricevimento fu organizzata una conferenza stampa. In questa occasione il filosofo dopo aver chiarito la sua diffidenza verso le trasposizioni cinematografiche dei testi letterari, confessa di ammirare senza riserve il film, Il muro, perché è fedele allo spirito del racconto ed originale nel suo dominio specifico.

Il ritmo serrato della sua scrittura unito all’essenzialità del suo stile, restituisce ai lettori un’opera che non teme nessuno spazio temporale. Resta il risultato di un lungo e paziente lavoro, anni di interrogativi e riflessioni su tematiche a lui care, senza mai ignorare il peso della realtà. La sua continua analisi riflessiva della struttura del comportamento umano serve a chiarire, tutti i vari aspetti di quello che egli chiama il problema della libertà: per Sartre la libertà consiste nel riuscire a creare i propri legami con il mondo, ogni azione ed emozione umana è un progetto di sé stesso verso il possibile. Questo libro riflette la letteratura di Sartre sul lettore; «Le nebbie si rompevano quando Luciano andava a spasso con papà», «…era impotente e bella», «…vi erano un mucchio di cose che avrei potuto rimpiangere», «…non poté impedire di dargli un’occhiata di straforo». Cinque racconti in cui azione e destino si contrastano, dove si può ricucire uno strappo, dove si può riscrivere il tempo che ci riguarda perché la ricerca è naturale, ma non infinita.

JEAN- Paul SARTRE
Il muro
Einaudi