Un romanzo piombato nella mia vita al momento giusto, lo ha scritto Anna Mallamo e lo ha intitolato Col buio me la vedo io. Siamo concentrati sul rapporto che abbiamo con il buio, ma è la luce, la parte che forse ci spaventa. Non c’è sinossi che possa tradire il romanzo togliendo il piacere della lettura di questa storia, ricca di risvolti, perché la narrazione è principalmente ‘il come’ si manifesta, questo romanzo è la sua scrittura. Colpisce lo stile indipendente, con l’autenticità delle ripetizioni nei segmenti testuali, la verità del dialetto per nascondere le cose, la poesia della tradizione, la musicalità che accompagna la lettura per fermare momenti e dipingere con la mente intense osservazioni. Ci troviamo a Reggio Calabria nel 1981, Lucia Carbone ha sedici anni e frequenta il liceo classico, la sua amica del cuore si chiama Beatrice. Un giorno decide di sequestrare un suo compagno di scuola per due motivi, il primo riguarda l’uccisione di sua zia Rosa, lei è convinta che Rosario essendo il figlio di un malavitoso sappia cosa è accaduto, il secondo motivo riguarda Beatrice, è innamorata di lui, vuole tenerlo alla larga per proteggerla. «Il 4 maggio l’ho incatenato nella stanza nascosta della casa di mia nonna, dove non entra più nessuno, una tana sottoterra, lontana da tutto, dove solo io so arrivare perché me lo aveva mostrato lei, a me sola, e m’aveva dato la chiave. […] Un segreto come il succo di rosmarino, le ciliegie sotto spirito, i fogli da dieci mila lire piegati dentro la boccetta di acqua di Lourdes, il coltello a serramanico rosso con le iniziali incise che mi porto sempre in tasca, il sistema per passare il filo nella Singer a pedale, l’anello di granato, la tomba che visitavamo di nascosto, quando l’accompagnavo al cimitero». La casa della nonna, per Lucia è un continuo richiamo, il centro di una galassia che cerca di tenere in vita, uno spazio da dove tutti sono fuggiti mentre per lei rappresenta un continuo ritorno, e dove ora resiste imprigionato, Rosario. «Voleva chiudere i mali del mondo e tenere il mondo al sicuro».
Non è il solo prigioniero, dopo il sequestro, anche lei sarà prigioniera di sé stessa; due prigionieri di quella stanza «che è anche un fosso» e della paura che li governa, isolati nella realtà che solo loro due conoscono. Il timore costruisce la loro esperienza. Ma la sua determinazione la conduce a perseguire la strada che è anche un progetto, vuole scavare dentro la verità perché «Zia Rosa aveva un cuore larghissimo e amava pure il buio». Lucia si immerge nel profondo di quel buio che riguarda anche lei, attraverso un tunnel coperto da uno scaffale finto, con una porta di ferro che chiude una stanza. Lucia affiora dall’ombra quando il buio prende una forma che ignora, la scoperta si fa dolorosa ma è necessaria, «scappiamo sempre se qualcosa ci salva». La salvezza è un biglietto riservato ai coraggiosi, a chi accetta che la strada della consapevolezza è piena di buche e di glaciale indifferenza da sciogliere, così Lucia torna da Rosario per conoscere e conoscere ancora, anche il significato di un attimo che non esiste più, come una foto ritrovata. Lucia Carbone è una adolescente che si sente trascurabile, ma non trascura nulla della sua giovane vita, perlustra un mondo che le restituisce anche un corpo che non sente, attraverso l’amore per Carmine: «Sono Carmine mentre mi mangio Carmine a morsicate, e il mondo sono corpi nuovi e noi che non li capiamo ma facciamo come vogliono loro».
È un romanzo di famiglia e di amicizia, dove la famiglia può essere un punto di supporto o una trappola indiscussa. L’amicizia è scegliere di volersi bene. «Beatrice è di quelle creature a cui basta così poco che m’incanta. Vengo da una famiglia di donne come precipizi, incolmabili, non c’è niente che basti a nessuna. Invece Beatrice può vivere di due gocce d’acqua, un poco di luce». Anna Mallamo con questo romanzo offre un punto di equilibrio tra la continua armonia e dissonanza che caratterizza l’esistenza umana, fatta di ciò che siamo, di relazioni, di oggetti, di tradizioni, di costruzione dentro a momenti scivolosi. Non occorre la pazienza per leggere questo romanzo, ma essere disponibili a sottostare a declinazioni di continue emozioni. Ogni tanto con la matita scrivo “importante” al bordo di una pagina, perché è un libro che non si chiude dopo averlo finito di leggere, ma continua ad essere aperto e sfogliato, perché amare una storia significa questo. Ho voluto molto bene alla parte di me che finalmente ha saputo accettare l’esistenza di ciò che non si può definire, vivere qualcosa che ti accade dentro, senza necessariamente salire ai piani alti della razionalità. Probabilmente questo romanzo non è solo l’esordio di chi lo ha scritto, ma anche di qualche lettore nell’intento di riscoprirsi illuminato mentre attraversa l’oscurità, perché in fondo, come ci ha insegnato Carl Gustav Jung, non ci si illumina immaginando la luce, ma diventando consapevoli del buio. Accettare questa proposta di lettura, significa accogliere l’invito di scendere nella propria stanza per vedercela con il buio, il solo modo per spalancare la finestra della propria vita e affacciarsi per ascoltare la conoscenza e la bellezza, fino a quando non ci faranno male i gomiti.
ANNA MALLAMO
Col buio me la vedo io
Einaudi Editore
