Dovevo chiamarmi Lara, perché mia madre fu colpita emotivamente dalla lettura del romanzo scritto da Boris Pasternak, Il Dottor Živago. Facendo una estrema sintesi, la storia racconta le vicende di un medico travolto dall’impatto della rivoluzione russa e dalla successiva vacuità spirituale in cui precipita il suo paese. È anche una storia d’amore ai tempi del bolscevismo, tra Jurij Andrèevič Živàgo e Larissa Fiodorovna Antipov.
La scrittura di questo romanzo rappresentò per Pasternak l’appuntamento con la verità che aveva rimandato e l’incontro con Olga nel 1946, fu la scintilla per gettarsi in un’impresa che aveva sempre coltivato, ma mai realizzato. Si conobbero nelle stanze di “Novyj Mir”, la rivista letteraria che era l’organo ufficiale della potentissima e ortodossa “Unione degli scrittori”, in cui Olga lavorava come segretaria, lui aveva cinquantasei anni e lei trentaquattro. A farli conoscere era stata Zinaida, la seconda moglie di Boris, ignara di aver presentato a suo marito la donna alla quale un giorno diede un appuntamento in piazza, sotto la statua di Puskin, per dirle che l’amava. Anche se non abbandonò mai la moglie, l’incontro con Olga lo scosse dallo stato di apatia morale, offrendogli la possibilità di costruire dettagliatamente la figura di Lara.
Il dottor Živago è stato per Boris lo specchio su cui riflettere la sua stessa esperienza esistenziale, si rispecchiava nelle parole di Jurij quando nel romanzo diceva di sentirsi come un pittore che per tutta l’esistenza dipinge studi per una grande tela che ha in mente, disse che scrivere il romanzo per lui significò provare un sentimento felice, di calma e giustizia interiore. Probabilmente si stava liberando dalla catena costituita dai numerosi sensi di colpa, per aver abbandonato la prima moglie, per aver tradito un amico, per aver fatto soffrire la seconda moglie, per non aver sposato Olga, l’unica donna che veramente amava. Il senso di colpa per non aver scritto la verità, continuando a servire il silenzio tiranno, così da non perdere fama, onori e pubblicazioni. Non aveva corso grandi rischi fino al momento di questo romanzo. Quando i servizi segreti invasero la casa di Olga, Pasternak era morto da qualche mese, il romanzo era stato pubblicato da Feltrinelli nel 1957 in prima mondiale fuori dall’URSS e aveva avuto un successo strepitoso; esattamente un anno dopo, era stato assegnato il Premio Nobel, ma le autorità sovietiche gli avevano impedito di ritirarlo a Stoccolma, dove in platea la sedia rimase vuota. A pagare duramente con lo stato sovietico per la pubblicazione di questo romanzo fu Olga, a causa del suo rapporto con Boris e dopo la sua morte, nel 1960 fu arrestata con una accusa pretestuosa, e condannata alla pena di otto anni di lavori forzati in Siberia.
Ormai il suo gesto eroico Boris Pasternak l’aveva già compiuto, decidendo di pubblicare il romanzo che lo avrebbe messo in urto con il regime, con cui aveva convissuto per decenni; per aver scritto una storia, che lo portò ad ammettere l’esistenza di sentimenti che lo invasero senza permesso. Riuscì a conciliarsi con sé stesso, dimostrando che sapeva assumersi la responsabilità di ciò che pensava e sentiva veramente. Olga, Lara, aveva compreso il suo destino. Quando Boris fu colpito da una grave malattia ed era moribondo nel suo letto, Olga lo vegliava tristemente dalla finestra, confinata nella veranda di casa, perché la moglie non la faceva entrare. Olga, si mantenne sempre dietro la linea tracciata dalla realtà, pur scegliendo la verità di un sentimento, quel sentire che incornicia le pagine di questo romanzo, una dopo l’altra: «…sentimenti contraddittori gli si affollavano nell’anima, mentre una forza sconosciuta gli serrava il cuore».
BORIS PASTERNAK
Il dottor Živago
Feltrinelli Editore
