Nella fase adolescenziale cominciai a maturare l’idea che potevo cambiare la posizione delle stelle nel Planetario della mia vita. Da un preciso momento ho voluto che la vita non fosse solo tempo che passa e guardandomi intorno era tutto troppo poco, sentivo che la perlustrazione sarebbe stata la rivoluzione, per me significava esattamente ribellarsi all’infelicità. I primi passi per abbracciare il mondo sono stati mossi da una ferita preziosa, e opporsi all’idea che il dolore può essere abitudine. Il cambiamento non è una trappola. Volevo un programma non programmabile, per quello che sentivo di essere. Ho seguito il mio mestiere e il 27 aprile del 2019 approdo a Roma, dormo in una bella casa vuota, non aveva neanche il letto! In poco tempo ho costruito la mia quotidianità, la gioia di affacciarmi sulla metropoli con le sue complessità, e ricominciare ad apprendere ancora una volta un mestiere che svolgevo da tredici anni. Quante volte ho pensato di sottopormi spesso alla perdita di familiarità con tutto quello che mi circonda, fino a sentire che tutto ciò che ti ama e tutto ciò che tu ami, resta, sempre. Quando ho chiesto al grillo parlante ma quanto è bella Roma?, lui mi ha risposto nun se racconta. No, non si può raccontare, infatti, nun c’è riuscito mai nessuno.
Un giorno la casa editrice L’Erudita mi ha contattata per propormi una collaborazione in merito alla pubblicazione di una antologia. Ho accettato, perché dovevo raccontare in meno di cento parole il mio rapporto con Roma. Una bella sfida con un bel titolo, Cartoline da Roma.
Oggi, sono sei anni che ho sopra la testa il cielo di Roma, comincio a raccontarmi i suoi ricordi, e festeggio le scelte, le direzioni, gli spazi che abito, le strade che amo come le persone, gli incontri di questo approdo. Il mio brevissimo racconto è nato da una considerazione che feci al crepuscolo di una estate, mentre mangiavo un gelato, spalmata su una panchina di legno; c’è sempre una stella da stanare in fondo al cielo e per quella stella carichi con tutta la tua volontà un nuovo destino.
Un nuovo destino
Quando ho letto Un marziano a Roma di Ennio Flaiano mi sono fermata a pensare che qui la straniera ero io, arrivata qualche anno prima da un altrove perché avevo scelto un nuovo destino. È entusiasmante muoversi ogni giorno tra storia e contemporaneità in una metropoli costruita dalla sovrapposizione di un’epoca dietro l’altra, ciascuna portatrice di un dettaglio che stabilisce la sua identità. Vivo il fervore delle viuzze del Ghetto, il Rinascimento di Via Giulia, ammiro sopra l’Aventino un cielo che non volta mai le spalle. Roma è possente di bellezza, eternamente fedele a sé stessa e non è solo la città degli imperatori ma una madre che quotidianamente adotta tutti coloro che sono disposti a fidarsi delle emozioni, è una metropoli indomabile, dove il suo vivere diventa il mio vivere.
- Un nuovo destino di Giovanna Pietrini in Cartoline da Roma, L’erudita, 2023.
(Presentazione Teatro Quirino – Roma)

