Ogni volta che Cesare Catà pubblica un libro penso che è il migliore, fino a quando non arriva quello successivo, come Addio, Cavaliere!. Scrive delle pagine ad alta densità umana, dove si affronta il mistero che avvolge l’attrazione che un essere umano ha nei confronti di un altro essere umano, ciò che possiamo definire corteggiamento. Il libro si dedica all’intrinseco problema filosofico ed esistenziale che il corteggiamento porta con sé, partendo dal presupposto che corteggiare è il gesto di un uomo o di una donna, nei confronti di qualcuno che si reputa prezioso, si ritiene un essere diverso e con la sua presenza rende diversa la propria. Questo implica l’innesco della gentilezza, che rispetto all’ordinarietà del proprio esistere, diventa veicolo per stabilire un reciproco incontro:
«Corteggiarsi significa cercare di reinventarsi il destino per come questo era stato decretato. Cambiare le trame che ordiscono il mondo. Corteggiarsi è il tentativo di riscrivere la propria storia al di fuori della storia che ci viene assegnata. È un voler rifoggiarsi il fato a partire dall’imprevedibile fiamma di rivelazione che la bellezza di un altro soggetto ci fa divampare dentro. E questa è una cosa che può cambiare radicalmente i connotati della nostra giornata, di un periodo della nostra esistenza, o persino, certe volte, di quello che siamo.»
Tra le pagine affiorano numerose scoperte interessanti, come la nascita della cavalleria, dove il Cavaliere non è solo colui che va a cavallo con la spada, ma arriverà ad essere colui che stabilisce un contatto con l’energia divina, quel sentire che arriva fino allo spirito, consentendogli di vivere senza togliere energia agli altri per la propria esistenza. Avviene così una rivoluzione, che risiede nel domandarsi quante persone intorno a sé riescono a beneficiare della propria energia vitale. Ci sono dei valori tra queste pagine che tornano, e ritornano, come la lealtà e il coraggio. Un altro elemento importante che caratterizza la struttura e affina lo stile, risiede nella scelta dell’autore di inserire racconti personali alternati ad analisi speculative, con l’ingrediente dell’ironia e quel fare da erudita:
«Ecco cos’è quest’afflizione dolceamara che mi prende pensando a Kathleen e ai suoi ricci rossi: una nostalgia. Ma non una nostalgia assimilabile allo stato emotivo che si può provare quando ti manca qualcuno a cui tieni, qualcuno che ti è intimo e che non è lì con te.»
Non può esistere il corteggiamento senza uno scatto linguistico, il linguaggio finisce di essere utilizzato solo come veicolo informativo, mentre si innalza a metafora, a meraviglia gioiosa; c’è un oltre che viene raggiunto.
L’autore ci invita a riscoprire un’arte preziosissima che fatica a trovare spazio in un presente sempre veloce, ma è evidente che è necessario restituire la natura di dinamicità nel reciproco incontro, invece di addomesticarci per renderlo stabile. Ho seguito numerosi spettacoli letterari di Cesare Catà, in uno dei miei preferiti ha utilizzato la letteratura e la mitologia per spiegare lo stato di singletudine di un essere umano, dove la forza del corteggiamento è un elemento fondamentale. Quando si arriva ad uno stato avanzato della propria vita senza essere ancora sposati, la persona è percepita erroneamente come non realizzata, in quanto è una metà dispersa nello spazio, responsabile di essere rimasta a guardare mentre il mondo formava coppie. Fu così intenso quello spettacolo, propenso verso il senso della salvezza che risiede nel dare voce al proprio Sè nel corteggiamento, lontani dal rumore del socialmente corretto, che quando calò il sipario dissi a Cesare Catà, situazione rilevata in sala dopo lo spettacolo: i single hanno voglia di innamorarsi, gli accoppiati si lasciano perché hanno voglia di innamorarsi. Quando ho finito di leggere questo saggio ho pensato, che non dobbiamo scegliere tra l’essere felici oppure essere giusti, perché è dentro la verità che prolifica la felicità di ognuno, per questo motivo il corteggiamento è una splendida invenzione.
CESARE CATÀ
Addio, Cavaliere! Filosofia e destino del corteggiamento
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