Bibliotecaria si nasce

1 Giugno 2005 – 1 Giugno 2025

Diversi anni fa, mentre scrivevo la tesi della mia prima laurea ho scoperto di essere una bibliotecaria. Ho frequentato il backstage di una biblioteca, vivevo ancora nella verde Umbria quando sono entrata nel ventre di un luogo senza provvisorietà che si occupa ogni giorno di tante attività, e soprattutto di acquistare e catalogare materiale bibliografico. Dopo aver discusso la tesi sono tornata nella stessa segreteria universitaria per iscrivermi ancora, e laurearmi in Documentazione scritta e multimediale. Al termine della seconda tesi è cominciato il cammino professionale, era il primo giugno del 2005. Ho lavorato in diverse biblioteche ognuna con la sua identità: civiche, universitarie e specializzate. Ho iniziato a Terni, lo stesso luogo dove fui scartata dopo un concorso per bibliotecari, quindi mi sono tramutata in una bibliotecaria circolante, il mio lavoro riprese e continuò a Gubbio e Spoleto, poi dieci anni a Perugia e infine, perché è la mia splendida fine, sono approdata a Roma. Pensavo che quel concorso fosse un treno carico di opportunità, ma solo con il tempo ho compreso che quella apparente perdita è stata una vittoria. Ho desiderato questo mestiere e l’ho fatto accadere nel migliore dei modi.

Ma cosa significa scoprire di essere il mestiere che svolgi ogni giorno? Significa svolgere un lavoro che ti racconta chi sei. Siamo propensi a guardare solo fuori di noi per quasi tutta la vita, ogni scusa si rivela necessaria per non restare soli e connettersi con chi abita dentro un corpo che dobbiamo gestire quotidianamente. È da quel centro e quel sentire che si dirama la nostra esistenza. Le mie giornate sono foderate di libri, poco importa se sono grigie o splendenti, rimango in luoghi in cui ci sono tanti libri ma non sono tutti, sono abbastanza per farmi sentire umile, in mezzo a quella bontà sconfinata della conoscenza.
La ricerca è la mente di questo mestiere, ricevi una richiesta dalla quale cominci l’esplorazione, occorre formulare un’ipotesi per seguire la strada giusta, diretta verso le fonti necessarie. Alla base delle ricerche si muovono numerosi ragionamenti, riflessioni che restituiscono informazioni. Ogni giorno c’è un prima e un dopo la scoperta. Questo per me è appagante, perché la perlustrazione è un’isola nell’arcipelago del mio essere, del mio stare al mondo.
La relazione è il cuore di questo mestiere, le leggi che governano la realtà sembrano non esistere in biblioteca, l’unica regola è l’incontro, lo scambio, la metamorfosi. Ho incontrato tante persone in questi anni, ho cambiato colleghi, alcuni si sono tramutati in amici, ho ascoltato storie personali, e poi ho dovuto fare tante domande per consigliare il libro giusto. Non riuscirei a vivere senza conoscere gli altri, senza osservare il mondo intorno a me, a volte come immagini mute. In biblioteca ho visto il senso dell’amicizia, ragazze diventare adulte, bambini diventare ragazzi, ho visto negli occhi di tante persone. Ho sentito di appartenere al genere umano, ho compreso che è possibile preservare nel tempo tanta fiducia, come se fossimo appena nati. Conservo numerosi disegni di bambini che hanno creato a sorpresa per me durante le attività di lettura, in uno c’è la scritta mi fai ridere in mezzo a tanti fiori; piccole opere d’arte che hanno superato ogni mio singolo trasloco, realizzate da figli dati al mondo, che mi aiutano a non dimenticare di vivere in modo autentico grazie a quell’impulso colorato.
Saper ascoltare è il polmone di questo mestiere, occorre essere attenti tra un respiro che finisce e un altro che comincia. Chi entra in una biblioteca deve sentirsi accolto e avere l’opportunità di muoversi in una terra priva di giudizio.

Spesso mi avete detto è il mestiere che avrei voluto fare, probabilmente perché restituisce un senso di saggezza; ma la saggezza non è mai il mestiere che svolgi. È meraviglioso sapere le cose ma non è essenziale, essenziale è la generosità. A volte ho la sensazione di essere una bibliotecaria quando finisco di lavorare, quando trovo nel telefono messaggi di amici in vacanza che mandano le foto della facciata di una biblioteca, oppure chiamate di quando si deve acquistare un regalo dimenticato, allora occorre urgentemente il titolo di un libro. Ma i consigli più complicati riguardano quelli dove il libro deve sovvertire un’amicizia in un amore. Accompagno il consiglio con questa frase, se non ci riesce questo libro, fidati, non è un amore mancato. Oggi è il primo giugno del 2025 e sono venti anni che svolgo il mestiere per il quale sono qui, e lo festeggio con i miei ricordi, con la mia vita, con le persone che continuano ad esserci, con un’opera straordinaria che per questa occasione mi ha donato Lorenzo Zangheri, l’artista ufficiale di questo blog sgangherato. Non posso non concludere con un ricordo, è una considerazione che ho scritto al Convegno delle Stelline di Milano, premiata nel 2019: La biblioteca che cresce è una biblioteca dotata di bibliotecari appassionati.