Sono stata invasa dalla storia che racconta Andrea Bajani di una famiglia piccolo borghese, composta da un padre, una madre, un figlio e una figlia, originaria di Roma, che si trasferisce in un paese piemontese; le dinamiche destabilizzanti di questo nucleo sono raccontate in prima persona dalla voce del figlio. La famiglia, rispetto a tutte le altre relazioni di una intera esistenza, ĆØ vissuta come un destino o un sistema inevitabile, dove il legame di sangue non permette nessuna forma di distanza o separazione, come può accadere in un rapporto d’amore, di amicizia, o lavorativo, quindi relazioni che possiamo concludere. Invece chi decide di raccontare questa storia celebra L’anniversario di liberazione dalla sua famiglia, trattando questo legame al pari di tutti gli altri, che possono essere esposti ad una chiusura. Una scelta che indirizza lo stile verso descrizioni autentiche, profonde, senza nessuna forma di manipolazione. La madre tutela il padre patriarca, maneggiando il dolore, rendendosi invisibile e tenendo i figli al loro posto, che crescono evitando che ci siano delle esplosioni nevrotiche, mentre i rapporti restano nell’orbita della paura; Ā«mia madre immagino non dicesse niente, non tanto perchĆ© non si vedessero le crepe della nostra famiglia, ma per una forma di reticenza più complessa, prossima all’infelicitĆ Ā». Non c’ĆØ rappresentazione diretta della violenza fisica, ma la violenza psicologica resta come una continua copertura sopra queste pagine, che raccontano di un uomo a credito con la vita, decide cosa ĆØ giusto e cosa ĆØ sbagliato senza concedere una parvenza di confronto e rendendo il sistema familiare totalitario, senza possibilitĆ di accesso. CosƬ i personaggi di questo romanzo sono anche gli oggetti, che acquisiscono funzioni narrative importantissime, come l’automobile oppure il telefono in quanto costituisce un canale di apertura verso l’esterno.
C’ĆØ un Io, ma non possiamo sapere se appartiene a chi scrive oppure a chi legge. Mentre leggevo era tutto nitido ai miei occhi, restavo un mistero a me stessa, e senza ombra di dubbio questo romanzo ha provocato un terremoto emotivo, tornavo sulle tracce di una famiglia sventurata. La voce narrante, il figlio, non solo si sottrae a un legame di sangue, cercando di non sacrificare il senso civile che appartiene ad un essere umano, ma rimette al centro della scena il ruolo di sua madre, restituendole una presenza, dopo essere stata incapace di prendersi lo spazio che meritava. L’anniversario ĆØ la sfida di uno sguardo che spezza un dominio assolutista. Ā«Si possono abbandonare i propri genitori? O meglio, ci si può sottrarre a loro, semplicemente togliendo il proprio corpo di mezzo con un gesto netto e definitivo? E condannarli a vivere il resto dei propri giorni, per cosƬ dire, con un arto fantasma? Non ĆØ una risposta che si possa dare in maniera affermativa. Si può solo fare, e io lo feci, con quella ponderatezza definitiva che solo l’istinto consente, perchĆ© la ragione, impaurita, altrimenti arretrerebbeĀ».Ā Forse c’ĆØ qualcosa di culturalmente italiano nell’essere manipolati dal senso di colpa, rispetto ad altre culture che ho potuto osservare e dove il legame se non funziona, la soluzione ĆØ spostarsi, perchĆ© un legame che non funziona anche se non si spezza, si svuota. Resta potente la bellezza di questa storia complicata, i suoi significati luminosi che ho acquisito mentre attraversavo il buio; la vita finisce solo se si smette di amare.
Ā
ANDREA BAJANI
L’ anniversario
Feltrinelli

PREMIO STREGA 2025 – La prima volta che ho letto il libro ero al parco. Ho letto gli altri undici romanzi della dozzina e poi ho letto di nuovo questo romanzo, ho sperato che vincesse, e cosƬ ĆØ stato.
