Osservavo una ragazza prendersi cura di un uomo cieco, un uomo elegante, e lo faceva in maniera affettuosa, ma non invadente. La condivisione misurata organizzava la relazione in mezzo a tante persone, pensai che doveva trattarsi di una figlia e di un padre. Abbassai lo sguardo perché la mia sensibilità fu trafitta dai ricordi, di quando il medico mi disse che mio padre era diventato cieco. Probabilmente fu una delle notizie più scioccanti che ho ricevuto nell’arco di questa esistenza, impiegai tanto tempo per attutire il colpo e far fluire la sofferenza. Mi angosciava il fatto che non potesse più vedere. Smise di ricambiare gli sguardi, di riflettere espressioni, anche se cominciò a farmi domande sulla mia vita, che non aveva mai osato fare.
Quell’uomo che in molti salutavano con ammirazione, si chiama Luigi Manconi, ha scritto un libro straordinario, s’intitola La scomparsa dei colori, che ho letto in una sole notte. È il racconto della lenta discesa verso il buio di un uomo giusto: «Il mio album fotografico è diviso nettamente in due sezioni: prima e dopo la cecità. In realtà, quel “nettamente” non è poi così netto, dal momento che la perdita della vista ha comportato un lungo periodo di transizione durante il quale vedevo sempre meno, ma qualcosa pur sempre vedevo». Sono rimasta incollata alle pagine a causa del coraggio che produce consapevolezza, la cultura e la capacità di montare descrizioni magistrali. Questo libro è un invito alla realtà, «quando la scomparsa dei colori dà vita a nuove colorazioni del mondo e a inedite opalescenze».
Il terrore del buio dopo la diagnosi dimostra che la cecità è una tragedia inconsolabile, ma non è la disperazione assoluta, può essere un allenamento alla vita, perché le situazioni di crisi portano al disfacimento di qualcosa, ma emergono risorse, forze, energie, facoltà, intelligenze, e sensibilità, che prima non solo non sospettavi di avere, ma probabilmente non supponevi l’esistenza. La riorganizzazione di una vita che ti sottrae l’autodeterminazione, è uno snodo che Manconi restituisce grazie a una riflessione immensa, riguarda la capacità di riuscire ad affidarsi nei rapporti di reciprocità, un approccio che crea gioia, getta lo sguardo del suo sentire oltre l’ostacolo, dove l’affidarsi è anche l’essenza del legame sociale. Adotta una scrittura intima, e permette a chi legge di partecipare, di entrare in comunione anche con ciò che non è scritto, ma che comunica verso i punti personali che teniamo nascosti. Alla fine della lettura ha smesso di essere un libro, oggi per me è uno spazio dove entrare per ricevere la tranquillità interiore che ho cercato tanti anni fa, ed è grazie alla sincerità di chi non risparmia nulla alla propria coscienza che tutto questo diventa un messaggio, comunità; cecità significa perdita della bellezza e anche della libertà, è la riflessione di un uomo che lo dichiara senza arrendersi.
«Ma ciò che mi colpisce è verificare, ancora una volta, quanto il sole sia importante per chi non vede. Per me, ipovedente e poi cieco da un paio di decenni, l’immagine del sole è nota sin da quando, bambino, lo riproducevo nei primi disegni: un prato erboso, una casa squadrata, un comignolo da cui esce un filo di fumo e, in alto a destra, un disco arancione. Via, via, con il trascorrere degli anni, questa immagine l’ho sentita come superflua: quasi fosse, appunto, solo un reperto della memoria infantile. Eppure il sole mi è rimasto addosso nella sua essenza. Dicevo prima: come calore, capace di offrire una sensazione unica e ineguagliabile. Parlo, per capirci, del sole della primavera romana, ancora frizzante di una qualche corrente di aria fredda, ma nutriente e fortificante. Un sole tiepido che sembra voler disgelare tutto ciò che i mesi passati hanno irrigidito, e che ti raggiunge nei vicoli del centro storico della città e quando siedi ai tavolini all’aperto dei bar, o sulle panchine dei parchi, o sui bordi delle fontane. Un tepore morbido e rinfrancante, che assopisce e risveglia allo stesso tempo. È una sensazione davvero straordinaria, che mi fa conoscere nella solarità stessa della specie di categoria dello spirito che l’esperienza fisica rende concreta, concretissima».
LUIGI MANCONI
La scomparsa dei colori
Garzanti
