Approccio ancora una volta con grande curiosità il nuovo romanzo di Claudio Morandini, secondo libro edito da Nottetempo. Giovanna è una professoressa che è andata in pensione e che misura la sua empatia in tanti ambiti della vita, dagli ex alunni ai quali continua a dare lezioni gratuite, fino a praticare il volontariato al canile, passando attraverso il rapporto con la vicina di casa dispotica, al suo essere anche madre di Flavio, ex moglie di Massimo, «una separazione penosa, sul momento, ma priva di tentennamenti e rimpianti, da entrambi le parti». La storia è narrata attraversando undici giornate della protagonista con un crescendo, fino ad un colpo di scena nel finale; gli elementi base sono raffigurati nella splendida illustrazione di copertina di Sara Zollo.
Le occasioni di Giovanna e una storia più complessa del previsto, perché l’autore ci restituisce una donna positiva e per questo forse pensiamo che possa essere solo la protagonista di un romanzo, che non può appartenere alla realtà perché pratica una bontà concreta, fatta di gesti e di attenzioni, in un mondo che fa meno fatica ad accettare il male. La bontà è costituita di pazienza, anche di fronte alle persone che sembrano respingerla. Giovanna ha lasciato una scia di ricordi dietro di sé, le persone che l’hanno incontrata la ricordano come una figura che si è spesa continuamente.
«Ma Giovanna è così, c’è poco da fare», accoglie il gioco della vita, il disperdersi delle attenzioni degli altri è naturale, e per questo motivo quando capita, riesce ad accettare anche il girare a vuoto del suo impegno, comprende che non ci può fare molto, e allora continua a non togliere intensità alle sue giornate.
Ritorna lo stile di Morandini, regolare e complesso, una geografia letteraria che segue la profondità del personaggio, e che ancora una volta mi ha trasportata dalla mia realtà allo spazio della storia; le ambientazioni nei suoi romanzi sono dei sentimenti da seguire, dove ci si muove con calma e umanamente un po’ spaesati. La condizione umana che ho amato di Giovanna è la solitudine, è un genere di solitudine da studiare, perché ci resta perfettamente a suo agio, lei considera la casa un rifugio, e se è insoddisfatta dipende solo dall’andamento delle giornate, ma lei è il luogo in cui abita è un eremo pieno di interessi, come la lettura e la musica, è un punto da dove far partire l’espressione. Il suo piglio curioso e profondamente ironico ma spesso distaccato la rendono interessante; ha uno spessore caratteriale nascosto che coinvolge il lettore. L’ultima occasione che si concede, è quella definitiva che rivendica una sua libertà, e dalla quale non tornerà più indietro (forse!). Leggere il romanzo è stato un viaggio non di terra ma di aria, e il mio continuo planare verso punti di convergenza con Giovanna, ha sciolto numerose commozioni e acceso la voglia di rincorrere una nuova stagione.
CLAUDIO MORANDINI
Le occasioni di Giovanna
Nottetempo
