Non è il silenzio totale che merita la grandezza di Emanuel Carnevali ed è anche questo il motivo che spinge la casa editrice Readerforblind a pubblicare L’ultimo maledetto, all’interno il romanzo Il primo dio, dove l’autore narra di sé, i racconti e infine le lettere. La prefazione del libro è curata da Valerio Valentini che decide di affrontare il contesto storico, un approccio utile per comprendere la complessità dello scrittore. Manuel Federico Carlo nasce il 4 dicembre del 1897 a Firenze e non a Bologna come riporta un grossolano errore della casa editrice Adelphi, quando nel 1978 decise di pubblicare Il primo dio; in verità lo scrittore muore in un ospedale bolognese, strozzato da un boccone di pane, avviene l’11 gennaio del 1942. Ma cosa accade tra queste due date? Dopo una infanzia segnata dal disagio economico e dal dolore affettivo a soli sedici anni Emanuel s’imbarca sul Caserta, giorni e giorni di navigazione per sbarcare a New York: «l’aria era diventata terribilmente fredda e una mattina ci svegliammo e vedemmo per la prima volta l’inizio dell’America». Non parla una parola di inglese, apprende i primi significati lessicali dalle insegne dei negozi, non ha un mestiere e per questo motivo ne svolge molti: cameriere, lavapiatti, pulitore di scarpe, spalatore di neve, raccoglitore di mozziconi di sigarette. Il tempo artistico che si concede è assai limitato, ma in soli tre anni dallo sbarco nel nuovo mondo, Carnevali diventa esattamente ciò che si era prefissato di essere, an American poet.
Riesce ad impossessarsi dei segreti prelibati della lingua anglosassone fino a maneggiarla in modo lucido, tanto da riuscire a scrivere in lingua, prose e liriche originalissime. Il suo nome è nella cerchia degli scrittori americani di punta di quegli anni, primo fra tutti Williams Carlos Williams, viene accolto con ammirazione ma anche con sconcerto perchè è un personaggio imprendibile, dal carattere ribelle e intrattabile, un temperamento che riversa anche nella scrittura, frequenta la lingua inglese con soffio selvatico perchè per Carnevali «la lingua è una creatura, sangue nervi e muscoli». Grazie a questo libro scopriamo i tribolati rapporti familiari, la fuga in America, l’immensa solitudine della vita metropolitana, le devastanti malattie che può colpire il corpo e la mente di un uomo. Tutto questo attraverso il tratto più evidente dello scrittore, l’assenza di scrupolo, soprattutto nel rapporto con il mondo femminile. Carnevali si dedicò alla continua conquista, alla frequentazione diurna di donne intellettuali come Harriet Monroe, Babette Deutsch, Dorothy Dudley, Marianne Moore alle quali affianca la compagnia notturna di consumate prostitute che in cambio gli donano la sifilide. Sposa un’italiana emigrata negli Stati Uniti e dopo averla tradita con accanimento, l’abbandona a New York trasferendosi a Chicago. Carnevali cerca disperatamente sua madre in ogni donna e cerca con ogni donna di colmare inutilmente un vuoto che può smettere di essere disperazione solo se accettato. Oltre la sifilide contrae la spagnola e il parkinsonismo, la poetessa Lola Ridge scrive di lui, il suo corpo prende a tremare come una farfalla fissata con gli spilli. Torna in Italia in condizioni penose e trascorre la sua vita tra cliniche e ospedali, consumerà i suoi ultimi giorni a Bologna dove oggi è sepolto. Il libro è la testimonianza di come un immenso scrittore in soli otto anni di sgangherata permanenza negli Stati Uniti è riuscito a far esplodere la potenza artistica, leggere queste pagine significa dissolvere la nebbia che per troppo tempo lo ha circondato ingiustamente; significa scoprire uno dei migliori poeti italo-americani in lingua inglese.
«Mi limiterò a balbettare qualche parola nel tuo orecchio …»
Emanuel Carnevali
L’ULTIMO MALEDETTO
Readerfoblind (Le Polveri)
