Anni fa ho cominciato ad interessarmi al cosmo, dopo un incontro durante un seminario tenuto da Margherita Hack. Ho scoperto un libro importante dal titolo Storia dell’astronomia dalle origini al 2000 e oltre, dove la prima parte, che giunge sino agli inizi dell’Ottocento è stata scritta da Giacomo Leopardi (aveva solo 15 anni!), valendosi della biblioteca del padre; mentre Margherita Hack comincia dove il poeta finisce, scrivendo la seconda parte e illustrando le moderne prospettive. Un affascinante itinerario che negli anni ho continuato a rispettare in maniera curiosa e amatoriale. Seguire la scia delle stelle luminose, mi ha portata a fare delle interessanti passeggiate astronomiche organizzate sotto il cielo di Roma, e che oggi Stefano Giovanardi ha tramutato in un libro. È astronomo e curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico di Roma dal 2004, dove si occupa di didattica e divulgazione dell’astronomia. Grazie ad una sua lezione ho scoperto il suono che fa l’Universo, e intendo anticipare ciò che ho appreso: nello spazio svanisce qualsiasi rumore, il suono del cosmo è il silenzio.
Attraverso la lettura del cielo sarà possibile scovare e definire i numerosi messaggi che racchiude. Fare un viaggio nel cosmo significa spingersi oltre il fascino che si subisce mentre si guardano le stelle, significa addentrarsi al centro dello stupore, oltrepassando il senso della vista, perché andare da un corpo celeste ad un altro, apre la porta alla conoscenza, mentre si impara una lingua sconosciuta. È possibile vivere senza alzare lo sguardo verso l’alto? Io credo di no. La lettura del libro diventa preziosa e mentre ci insegna l’orientamento, indica le caratteristiche della volta celeste, cosa ci dicono le stelle, e invita a restare tra i silenzi dell’infinito; in ultimo apre le porte al teatro astronomico, spiegandoci cosa è un planetario. Una lettura profonda, piena di nozioni comprensibili e ricca di aneddoti, restituita con la scienza che può integrarsi alla poesia. È molto interessante apprendere come dobbiamo approcciare all’universo, in quale modo sbirciare, quale atteggiamento può condurre alla scoperta. Partire da un punto della sfera, cogliere altri punti, tracciare le coordinate; Stefano Giovanardi ci permette l’affaccio al cielo, esattamente come possiamo farlo da un balcone, su una spiaggia o un prato. La naturalezza dell’astronomia che invita a lasciarsi andare, è la sfida. Il limite umano impone di trovare un senso, continuamente, di mettere ordine nello scenario più disordinato che esiste, tra corpi celesti, galassie e nebulose, per questo motivo sono nati gli atlanti e i cataloghi, mentre un intero capitolo, affronta il lavoro dell’astronomo e i metodi di studio. Ci ho preso gusto a girovagare per la volta celeste, osservare un tempo passato, questo succede tra le pagine del libro, mentre cadono anche dicerie popolari come il pensare che durante l’osservazione di una stella, già non esiste più; può accadere al massimo per tre stelle di cui conosciamo il nome: Betelgeuse, Antares, Eta Carinae.
Il rapporto che abbiamo con l’orizzonte è un altro argomento di spicco del libro. Gli sforzi per ampliare il raggio, insomma spalancare uno sguardo è veramente complicato e si affronta partendo dalla definizione di astronomia. È fondamentale porsi continue domande, come ad esempio, qual è il nostro posto nel cosmo?
«Sulla volta stellata tutto è schiacciato al presente. Si può andare da un punto all’altro semplicemente volgendo lo sguardo, o lasciando che sia la sfera celeste a ruotarci intorno. Oltre si estende lo spazio profondo, da percepire attraverso il tempo. Il tempo di renderci conto che l’immagine del cielo stellato che sovrasta non è altro che il risultato della casuale convergenza nel nostro presente di passati, più o meno remoti, trasportati dalla luce di ciascuna stella. Il tempo di passare dal giorno alla notte, sospeso tra i colori del tramonto. E il tempo lungo della metamorfosi che trasfigurerà le costellazioni, accumulando per millenni l’inesorabile slittamento degli equinozi e i moti propri delle stelle, che rimangono fisse soltanto se le si guarda per un istante, una notte, una vita. Ma anche allora, quelle costellazioni deformi, ormai mutate in nuovi sentieri narrativi, serviranno ai nostri lontani discendenti per riscrivere i miti del futuro».
STEFANO GIOVANARDI
Passeggiate astronomiche
Trefoglie Edizioni

