Mario Rigoni Stern

Ogni tanto è bello scrivere di autori che si sono amati e si continua a farlo. Tra le mie letture Mario Rigoni Stern occupa un posto speciale, perché è un autore di montagna, di guerra e di libri.  Visse ad Asiago, nell’altopiano dei Sette Comuni, dove era nato nel 1921, combatté su tre fronti, Francia, Albania e Russia, e da questa estrema esperienza scrisse storie indimenticabili. Da ragazzo leggeva con passione tanti libri di avventura, davanti al focolare, la sua voglia di andar via in cerca di emozioni e di miglioramento individuale è irrefrenabile, ama e amerà sempre il suo altopiano e la gente che lo popola, ma si trasferisce ad Asiago per lavorare in una distilleria. Si compra un libro, Manuale dell’alpinista, e comincia ad esercitarsi per fare il concorso con il consenso del padre, perché aveva solo diciassette anni. Diviene così il più giovane alpino d’Italia.

Il sergente nella neve è l’opera che lo farà conoscere come scrittore. Lavora al catasto, mentre, la sera con fatica si dedica alla stesura, riprendendo la storia dal diario scritto in prigionia. Le stesure del Sergente sono state cinque, poi il 15 gennaio del 1952, riceve la risposta di Giulio Einaudi, spiegandogli che il suo racconto è di grandissimo interesse, salvo correzioni, era disposto a pubblicare. Adoro i ritmi poetici della sua scrittura, le ripetizioni volute, scandiscono il ritmo di una marcia. A volte la ripetizione delle parole riescono ad accentuare il senso di disperazione e rende realistico lo scenario. Ogni pagina è illuminata dalla scrittura, possiamo scorgere modi e tecniche di un autore, ma per cogliere l’emozione scaturita dalla poesia di Rigoni Stern è sufficiente leggere. Punta alla memoria per arricchire i suoi racconti di personaggi memorabili. Dopo il Sergente scrisse numerosi racconti, che nel tempo furono raccolti e pubblicati.

Nel 1990 fu pubblicato, sempre per la casa editrice Einaudi, Stagioni non è un libro ma un percorso di vita, per questo motivo continuo a tenerlo a portata di consultazione. Lascia andare la penna, cercando gli umori in fondo all’anima, una raccolta di riflessioni sul passare del tempo, ogni ricordo contiene l’arte di vivere. La prima volta l’ho letto con l’aiuto di un piccolo dizionario, per cercare le definizioni di quella flora e fauna di cui le pagine sono ricche.  L’autunno è sempre stata la sua stagione preferita, per i colori e gli odori del bosco. La montagna con il suo saggio silenzio ha restituito messaggi importanti allo scrittore. È straordinario sostare nella malinconia quando è colma di gratitudine. Un dolce volumetto, prezioso e sincero.

«Ma ci saranno ancora degli innamorati che in una notte d’inverno si faranno trasportare su una slitta tirata da un generoso cavallo per la piana di Marcesina imbevuta di luce lunare? Se non ci fossero come sarebbe triste il mondo».
Mario Rigoni Stern