Gian Luigi Piccioli

Come posso cominciare a scrivere in merito a Gian Luigi Piccioli? Sicuramente potrei iniziare dicendo che è uno Scrittore di origine abruzzese, nato a Firenze nel 1932 e morto a Roma nel 2013. Ha lavorato per Eni ed ha scritto per riviste molto importanti come reportage è stato inviato dall’Europa, dall’Africa, dalle Americhe, dal Vicino e dall’Estremo Oriente. Informazioni utili a collocare in qualche modo un uomo ma non la sua esistenza, una vita molto difficile da abbracciare; è talmente piena da farti sentire come un bambino che con il secchiello cerca di svuotare il mare. Allora lettore cosa desideri scoprire?

La vita e la materia grigia: Tempi Simultanei è un libro/intervista a cura di Simone Gambacorta un giornalista che ha cavalcato il talento di questo scrittore fino ad arrivare a casa sua nel 2012 e colloquiare con lui. È una conversazione affascinante, un viaggio necessario a tratti rivoluzionario perchè «viaggiare non è un piacere; è lacerare un tessuto di abitudini e di sicurezza, fare il contrario di ciò che si fa di solito. Viaggiare è andare su persone e luoghi sbagliati, appunto perchè si va verso l’ignoto. Per questo viaggiare è andare verso la conoscenza». Il libro contiene un’intervista che Piccioli fa ad Alberto Moravia sull’Africa e contiene due documenti su Cesare Zavattini. Nel silenzio di questa lettura entrerai a casa di Paolo Volponi, conoscerai Palazzeschi e Calvino, solo per citarne alcuni. Questo libro è un sogno e al tuo risveglio non ti dimenticherai più di Gian Luigi Piccioli.

Lo Scrittore: lui considera la scrittura «il mezzo di comunicazione più congeniale, e lo strumento più idoneo a cogliere le varie essenze della nostra condizione, non solo esistenziale». La sua scrittura è un treno in corsa; viaggia, rischia, corre, osserva e si sbilancia sempre, senza deragliare. I suoi romanzi sono meritevoli di attenzione ognuno per motivi diversi, affrontano i temi dell’industria, del potere, dell’infanzia e della natura. In questa sede scrivo di Tempo grande per me è un romanzo straordinario, una luce piena di preveggenza. È un romanzo sulla televisione scritto nel 1984 oggi edito da Galaad Edizioni. Le situazioni che vengono descritte in questa storia sono incandescenti a tratti drammatiche, la scrittura è sperimentale ma non stanca il lettore perchè chi scrive utilizza una lingua che non è banalmente comunicativa, con lo scopo di offrire un’esperienza di lettura. La letteratura diventa un tramite per comprendere il senso del tempo che si vive. Ogni biblioteca d’Italia dovrebbe possedere questo romanzo!

Inviato (molto speciale!): un vero viaggiatore di quelli che non conoscono le agenzie di viaggio, impara da solo a fare il reportage con un taccuino in tasca, mentre esplora con creativià ogni angolazione esistenziale e ruba il tempo fatto di attimi. Leggere i suoi taccuini in Africa vivi! significa da un lato scoprire l’Africa e dall’altro l’intervallo di tanto amore di uomo che la guarda. Definisce questo continente come «il più bel monumento che la natura ha eretto a se stessi» e i suoi abitanti «liberi, non repressi, perchè non sono schiacciati dalla struttura di civiltà durevoli. Gli africani sono dotati di energia e molto intelligenti». Mi sarebbe piaciuto inserire anche il paragrafo “poeta” perchè Piccioli è anche questo, un poeta senza poesie. Non ci resta che inseguire le sue righe, una dietro l’altra, fino ad arrivare dove ci troviamo; ci scopriremo amatori, camminatori, ballerini e pensatori perchè è questo che accade quando incontri un libro che capovolge i tuoi concetti come un baobab.

(I libri citati sono editi da Galaad Edizioni)