Grandi speranze

Charles Dickens, figlio di un piccolo borghese con l’aspirazione di una ascesa sociale che finirà in prigione a causa dei suoi debiti, è appena dodicenne quando finisce in fabbrica ad attaccare etichette per lucidi da scarpe insieme ad altri bambini. Da questo momento Dickens si schiera dalla parte dei poveri, degli oppressi, degli sfruttati, la sua insicurezza è il punto di partenza per diventare uno scrittore, pubblica quattordici romanzi più uno incompiuto. Il tredicesimo romanzo si intitola Great Expectations (Grandi speranze). Philip Pirrip detto Pip, orfanello di sette anni, ci racconta la sua storia. È un romanzo inesauribile: abbiamo la caccia ai forzati nella palude, abbiamo la visita alla stranissima Miss Havisham, abbiamo l’incontro di boxe con il giovane pallido e poi abbiamo Estella, la donna dal cuore di pietra, «ma la fanciulla sembrava essere dappertutto». Gli anni passano e la vita di Pip ha una svolta inattesa. Alla fine diventare adulto significherà essere una persona capace di incarnare il perdono.

Dickens è il romanzo inglese dell’ottocento che lascia un segno indelebile nell’epoca vittoriana. È unico nel suo genere narrativo, inventa figure inaspettate, crea intrecci complessi che si sciolgono attraverso le numerose pagine che compongono la storia, uno scrittore generoso nel restituirci continue immagini con il suo insaziabile interesse per gli uomini. Amo Dickens per la sua libertà, non è condizionato dallo status, dalla conquista di un posto riconosciuto dal mondo e spesso denuncia senza mezzi termini gli orrori del suo tempo e sottolinea che il male non è nella società ma nella natura umana. Grandi Speranze è un romanzo appassionante, ha la capacità di farti capire che non sempre abbiamo la consapevolezza di quanto gli avvenimenti della nostra esistenza sono importanti per il nostro destino. «Per il momento mi liberai dei miei sentimenti feriti, scalciando contro il muro della birreria e strappandomi i capelli a furia di torcerli, poi mi passai la manica sul viso e uscii da dietro il cancello. Pane e carne erano abbastanza buoni, la birra era pungente e cordiale e ben presto, risollevatomi l’animo, presi a guardarmi attorno».

CHARLES DICKENS
Grandi Speranze
Einaudi