Pedro Pàramo

«Venni a Comala perchè mi avevano detto che mio padre, un tal Pedro Páramo, abitava qui. Me lo disse mia madre. E io le avevo promesso che sarei venuto a trovarlo quando lei fosse morta. Le avevo stretto le mani per farle capire che l’avrei fatto; lei era pronta a morire e io a prometterle qualsiasi cosa.» Dal principio Juan Rulfo ci consegna ad una storia straordinaria, il viaggio di Juan Preciado alla ricerca di suo padre in un paese di ombre, cosa scoprirà? Un senso di sventura e oscurità si riflette nel romanzo, probabilmente è lo specchio di una infanzia molto complicata che l’autore ha vissuto, essendo rimasto orfano; San Gabriel, il luogo dove Rulfo vive, diventa nel tempo un luogo arido e polveroso, come Comala. I racconti di sua madre ricordano un posto diverso infatti Preciado non troverà campi rigogliosi ma voci restituite dalla siccità perchè è una storia di rassegnazione, dove solo i morti hanno qualcosa da raccontare. Un viaggio circolare, utile a comprendere l’identità della cultura messicana fatta di nodi storici.

Rulfo per tanti anni ha portato questo libro dentro di sè, scriveva continuamente fino a quando, come uno scultore con il suo blocco di marmo, ha cominciato a togliere, ad eliminare, fino a far affiorare un breve racconto di poco più di cento pagine, dove la narrazione si sposta dalla prima alla terza persona, e viceversa, anche tra passato e presente, tra esistenza e non-esistenza, in questo modo sembra disarticolato e senza una struttura mentre il genio del romanzo risiede proprio in questo. La prosa di Pedro Pàramo è incredibilmente bella, più potente della composizione di immagini cinematografiche, Rulfo le immagini le porta tutte dentro, è anche un fotografo, è consapevole di quanto interesse desta il dettaglio infatti il suo è uno stile straniante, caratterizzato da una fiorente precisione. Nel segno del mistero e del misticismo l’autore recupera la malinconia di ogni lettore e la rende necessaria per quella identità che ci definisce essere umani. Frammenti, voci, commenti è questo che ho sentito intorno a me, frasi che trasmettono il silenzio, leggevo per ricomporre un realismo utile alla comprensione. È la mia immaginazione che ha scritto questo romanzo, attraverso una narrativa poetica e delirante. Pedro Pàramo ha ispirato Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Màrquez incorporando alcune cose presenti in esso, Italo Calvino omaggia Rulfo nel romanzo-nel-romanzo Intorno a una fossa vuota di Se una notte d’inverno un viaggiatore, mentre io riesco solo a dire che è una storia notturna che non sono riuscita a leggere di notte, a volte mi sono sentita un fantasma e lo leggerò di nuovo, sono sicura.

JUAN RULFO
Pedro Pàramo
Einaudi