L’amore può durare?

Stephen Mitchell è stato uno psicanalista statunitense,  introdusse il termine “relazionale” all’interno delle teorie psicoanalitiche. Il libro che ho letto durante le festività è stato pubblicato dalla casa editrice Raffaello Cortina Editore e s’intitola L’amore può durare?. Nel corso della sua vita (muore nel 2000), ha scritto numerosi articoli e libri difficili, e può essere considerato una voce fuori dal coro. Decise di scrivere questo libro, tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, per dare la possibilità ai lettori di accedere a contributi psicoanalitici troppo spesso rivolti solo agli specialisti e medici,  sul tema dell’amore e della passione nelle relazioni strutturate. Le sue riflessioni a voce alta sono comprensibili ma complesse, un libro decisamente stimolante, a volte la scrittura si fa poetica, in altri momenti si apprendono le storie dei suoi pazienti come cassa di risonanza per la nostra storia. Mitchell non offre un messaggio al suo lettore,  se pensate di aprire questo libro per essere illuminati da una serie di istruzioni, non fatelo. La sfida che ci troviamo ad affrontare ogni giorno è quella di passare attraverso ciò che capita o che facciamo capitare, è un attraversamento che ci invita a meditare profondamente per cercare i propri pensieri. In questo modo funziona questo libro, lui scrive, ma noi dobbiamo collaborare con lui, perché è convinto che ognuno di noi può prendere in mano la propria vita. Mentre si attraversa un capitolo dopo l’altro, si scoprono punti dove sostare per osservare parti di sé e delle nostre relazioni. Resterete colpiti, quando aprirete dentro di voi una stanza vuota, di cui non sospettavate l’esistenza. Essere una persona è complicato, dobbiamo scoprirci, plasmarci, esplorarci e controllarci; ma non è anche affascinante tutto questo?

Un saggio importante sull’amore romantico, che lo psicanalista definisce “uno stato sentimentale particolare e un modo di mettersi in relazione con un’altra persona capace di generare emozioni, stimolare il gioco dell’immaginazione e nutrire il rispetto per certi ideali“. Questo tipo di amore non ha in sé una tendenza a degradarsi, ma siamo noi che agiamo per degradarlo, per molte ragioni. Uno dei passaggi più interessanti che Mitchell chiarifica, riguarda la natura delle relazioni umane: sono imprevedibili. Spesso ci troviamo a lottare senza sosta per ristabilire quel senso di prevedibilità, utile a farci sentire al sicuro, ma l’amore, per sua natura non è sicuro, mentre noi continuiamo a volerlo tale. Non è possibile costruire i sentimenti, non possiamo fare nulla perché nascano,  né la nostra volontà può farli resuscitare quando non ci sono più.
Conoscere tutto quello che si può generare in una relazione d’amore è importante, come l’idealizzazione,  l’aggressività, il controllo, il coinvolgimento e il senso di colpa, ma anche il confronto, la crescita e la scoperta. Argomenti distinti in diversi capitoli. Ciò che viviamo dipende in parte da come ci trattiamo, ad esempio pensiamo che il senso di colpa sia un sentimento che semplicemente esiste, invece ha origine nell’atteggiamento accusatorio che abbiamo verso noi stessi, una struttura profonda e conseguenza della nostra esperienza.

C’è una parte del libro che ho amato più delle altre, riguarda la determinazione della nostra identità. Tutte le nostre esperienze, anche quelle che vorremmo scartare perché ci sembrano inutili o sofferte, stabiliscono la nostra unicità, comprese le cicatrici che ci rendono riconoscibili. Mitchell rende comprensibile questo concetto con la citazione di un passo dell’Odissea. Odisseo deve occultare la propria identità per preparare la sua vendetta, così si trasforma in un mendicante, ma la sua vecchia serva che era stata anche la sua nutrice, mentre lo lava,  riconosce sulla sua gamba la cicatrice e capisce che è tornato; le nostre cicatrici, impartite da ferite remote, sono riconoscibili sia a noi che agli altri.
Dentro questo libro non ci sono domande rivolte alla comunità degli psicoanalisti, ma a tutti noi. Occorre del coraggio perché la vita emotiva umana è intensa, varia e conflittuale ma è un tipo di coraggio ripagato dall’autenticità, che corrisponde alla verità del nostro stare al mondo.

«Quello che si scopre di un’altra persona dipende in gran parte da chi si è e da come ci si avvicina all’altro. E quello che si impara su di sé dipende molto da come uno si avvicina al proprio sé e dagli scopi per cui lo fa».

STEPHEN MITCHELL
L’amore può durare?
Raffaello Cortina Editore