«Avevo sempre preferito i libri alle persone, anzi ero fuggito dalle persone, le avevo seminate e bidonate perché volevo starmene in santa pace coi libri e quando purtroppo mi innamorai anch’io mi innamorai prima dei libri e poi della persona, mi innamorai della persona per le sue letture. Stavo all’appello invernale di Storia della Filosofia, era il mio ultimo esame della magistrale e a essere sessualmente sincero di Sofia non mi colpirono, ad esempio, i suoi bellissimi capelli rossi naturali, quel suo autunno cranico pieno di sole anche al chiuso, ma dieci chili di libri che si era portata all’esame, libri fuori programma, irreperibili, ermetici, cabalistici, e che arrivato il suo turno lasciò cadere sulla cattedra con un gran tonfo dichiarando guerra culturale al professore.» Se deciderete di arrivare alla fonte di questa citazione, scoprirete un romanzo che si intitola Il grande mantenuto, è il secondo romanzo di Alberto Ravasio, classe 1990, filosofo non praticante che ha esordito nel 2022 con il romanzo, La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera.
Ma chi è il grande mantenuto? Un giovane che cresce in provincia in una famiglia dove nessuno legge, lui si laurea e sente risalire la spinta della vocazione, quella di voler fare lo scrittore, vuole nascere dal proprio cervello. Lasciata la sua Bergamo segue un itinerario che sembra somigliare sempre di più a quello del mantenuto. La storia contiene molteplici tematiche che si incontrano e liberamente si scontrano, come il conflitto generazionale con i genitori, la frustrazione sessuale, il rapporto con il provincialismo, l’ipocrisia che ristagna nel mondo del lavoro; ma sopra ogni cosa c’è una questione importante, riguarda la capacità di fare una scelta, e di riuscire almeno ad intravedere il futuro che c’è dietro.
Sono fautrice della lettura adagio, occorre lentezza per conoscere e riconoscere le parole e poi assimilarle, è una bella opportunità bruciare un cliché dopo l’altro, ma in questo specifico caso (è sempre onesto costituirsi!) ho mantenuto un tempo di lettura allegro, perché non vedevo l’ora di condividere questa risorsa letteraria, un dono per chi ama leggere. La storia è un regalo per chi apprezza il contributo della satira, quando l’ironia è una forma di attivismo e quando la parodia delle cose è utile al confronto; perché pensare ad una società diversa accade sempre meno, mentre continuiamo ad essere ostaggio di chi ci dice come devono essere le cose. La scrittura è compatta e la densità dello stile restituisce una prosa ricca di significati e concetti complessi, che spesso è inevitabile non accogliere con una risata. Non c’è traccia di furbizia nella composizione delle pagine, Alberto Ravasio non utilizza alcuno stratagemma per far arrivare il suo libro ovunque, ma tutto sembra espandersi dalla personale visione delle cose. «Quando annunciai alla mia famiglia il proposito di diventare uno scrittore ossia di diventare un mantenuto, ma un mantenuto colto, un grande mantenuto, mia nonna fu così felice che nel giro di due portate morì, inzuppando il suo testone novecentesco nel cotechino con la polenta.»
Sono rimasta piacevolmente stupita dall’incontro dalla lettura, ci sono idee stimolanti legate al soggetto ed altre legate alla lingua. Quando arrivate alla fine di un romanzo fate attenzione a come vi sentite? In questo caso mi sono sentita rincuorata nel riconoscere la capacità dell’intelligenza naturale.
ALBERTO RAVASIO
Il grande mantenuto
Quodlibet Compagnia Extra
