Un cacciatore di leoni

Un cacciatore di leoni è un’opera più vera della realtà, esposta al Museo de arte de Sao Paulo, dipinto da Edouard Manet. L’artista immortala un personaggio misterioso con baffi folti, guance paffute ed occhi piccoli in posa con un fucile in mano, il suo nome Eugene Pertiset. Sullo sfondo, il leone a terra appena abbattuto riempie tutta la larghezza del quadro. Olivier Rolin, scrittore francese poco conosciuto in Italia, trasforma questo dipinto in un romanzo, lo fa entrando nell’opera per mettersi sulle tracce del rubicondo Pertiset e ricostruire il quadro di un pittore semplice ed esatto. La sua narrazione, tra passato e presente, esplora i territori sudamericani di fine ottocento fino ad inoltrarsi nella Francia Impressionista.

«Il pericolo ha qualcosa di eccitante. Anche dipingere è un’avventura, certo, dipingere è pericoloso: ma non è lo stesso pericolo che il torero affronta davanti alle corna del toro, o il soldato al fronte. Non bisogna raccontare balle». Rolin non nasconde il suo desiderio di invenzione e di scoperta e lo fa con un romanzo dallo stile anticonformista che delinea una geografia emotiva attraverso le avventure fugaci dei personaggi che si muovono in un tempo feroce.

Nel dipinto il tronco di un albero si alza in primo piano a sinistra, verticale e grigio cenere. Proprio in merito agli alberi l’ironico scrittore francese ha elaborato un articolo meraviglioso che vi invito a leggere, il titolo è Considerazioni sull’albero (Domenica – Il Sole 24ore – 6 ottobre 2017). Ho scoperto Rolin, un filosofo che continuerò a leggere perché attraverso la sua scrittura mi sono persa e forse ritrovata, spostandomi nello spazio ho ricevuto in dono lo stupore.

 
OLIVIER ROLIN
Un cacciatore di leoni
Barbès Editori