Peperoncino

 

Il protagonista di questo romanzo ha il nome più chilometrico dell’orfanotrofio di Loango, affibbiato da Papà Moupelo un prete convinto che il destino di un uomo è nel suo nome, che andava spesso da queste ombre, ormai orfane, che continuavano a cantare e a battere le mani a danzare al ritmo dei pigmei dello Zaire. Takumisa Nzambe po Mose yamoyindo abotami namboka ya Bakoko sarà riconosciuto con un soprannome, Peperoncino, di cui andrà sempre fiero perché significava che non era considerato un vigliacco. Sono gli anni settanta e in Congo si vive grande fermento politico, all’improvviso arriva la Rivoluzione. Niente più catechismo, la vita dell’orfanotrofio viene scandita dai proclami del direttore, che insegna i discorsi del presidente. Peperoncino, in attesa di futuro, coglie l’occasione e scappa, quindi giungerà ad un incontro che cambierà il suo destino.

 

Peperoncino è straordinario, ho adorato le sue avventure, pagina dopo pagina. È un romanzo che parla della ricerca di una libertà interiore, raccontato con uno stile veloce, descrive con lucidità i numerosi personaggi, come Bonaventure amico di Peperoncino cresciuti insieme nell’orfanotrofio, o Sabine Niangui la donna delle pulizie che senza farsi sorprendere si prende cura del ragazzo, è il ritratto di una donna e di una mamma mancata. Chi è l’autore di questo romanzo profondamente umano? Alain Mabanckou. È un romanziere coraggioso, congolese cresciuto in Francia, che racconta l’Africa utilizzando lo strumento dell’ironia e utilizza la penna per sostenere le battaglie a favore del multiculturalismo. «Visto che siete ciechi, perché non cercate di andare d’accordo coi paralitici? Così loro vedranno al posto vostro e voi camminerete al posto loro»

ALAIN MABANCKOU
Peperoncino
66THA2ND