Con in bocca il sapore del mondo

 

Fabio Stassi scrive dieci monologhi simulando la voce di Vincenzo Cardarelli, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Guido Gozzano, Gabriele D’Annunzio, Dino Campana, Umberto Saba, Aldo Palazzeschi, Giuseppe Ungaretti e Alda Merini. Sono dei racconti narrativi che parlano di poeti, il lettore entra in un ‘io’ e prova fin da subito ad indovinare di quale poeta si tratta. Mentre scrive Con in bocca il sapore del mondo l’autore si lascia guidare da un passo contenuto in un libro meraviglioso scritto da un poeta olandese Nooteboom che si intitola Tumbas: «La maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare». Con un atto musicale fa parlare gli scrittori attraverso una forma di mimetismo esasperato e con forza metaforica da voce a un libro di rinascita.

Abbandonarsi a questa lettura significa strappare il tempo per sé, rivendicarlo e restare dentro il silenzio che possiamo chiamare poesia. Un testo limpido che traghetta un’epoca incompleta come la nostra verso la fruizione della parola, in grado di produrre una bellezza prolungata. Questi monologhi sono l’espressione di gratitudine da parte di Stassi nei confronti delle raccolte poetiche che nel tempo la sensibilità della nostra cultura è riuscita a produrre, considerate un toccasana in grado iniettare benessere. La libertà di parlare attraverso la bocca di poeti, coinvolge il lettore e lo conduce a perdersi tra le pagine. Perdersi è l’unico movimento che accompagna verso una scoperta che in altro modo non potremmo fare. Non imparare la rotta significa accorgersi della bellezza del mare.

 

FABIO STASSI
Con in bocca il sapore del mondo
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