Certi ricordi non tornano

 

Dopo aver letto Certi ricordi non tornano  ho deciso di far sedimentare tutti i significati di cui è portatore. È necessario sedersi. Michele il protagonista di questa storia è venuto al mondo in un quartiere apostrofato il Barrio un luogo che si lascia guardare senza pudori, un luogo in primo piano, reso tale da una comunità che ne determina l’essenza. «Con l’immenso civico 49 appare assieme alle lunghe file di palazzi, alla stanchezza del Fiume, alla possanza della Fortezza. Il profumo della pizza del Generale, l’odore del cucinato in cortile, l’aroma del lavatoio, la polvere dei libri, il tepore del sole […]». Tutto comincia da un’amicizia e molto risiede in questo ricordo. Michele ha sedici anni quando viene sorpreso a scrivere una grossa O con una A all’interno su un muro dell’edificio da Alfiero, un uomo nato negli anni trenta, operaio, pieno dell’orgoglio del sognatore. Decide di fare scontare la pena di quel  gesto prendendolo in ostaggio per farsi aiutare a far nascere la biblioteca del quartiere. Si incontrano nel momento in cui entrambi hanno bisogno della stessa cosa, comprensione. «Quel giorno, apparentemente identico a tanti, divenne per me uno di quelli nei quali il destino curva senza avvertire».

Dario Pontuale scrive questo romanzo non prendendosi cura del tempo cronologico, la senilità di Alfiero prosegue parallela alla crescita di Michele, la sua vita è caratterizzata da mille storie pur restando ancorato al civico 49. Leggere significherà avvicinarsi un poco alla volta ad un libro che parla di anima e tutti sappiamo  che l’anima detesta il buonismo. Lo stile è attento ad unire la letteratura alla poesia mentre tu tramuti le lettere dell’alfabeto in immagini. Sono numerose le carte da decifrare in centotrenta pagine: la luce dello stupore, il significato di resilienza, la fiducia che nasce senza conoscersi, l’errore di considerare la felicità come un ostacolo e sentire che l’unico luogo al mondo dove si è spaventati a morte è nel vuoto di un carcere.

La bellezza di questa storia non poteva non contenere la nascita di una biblioteca, il libro è un mantra anche di cose che hai dimenticato, non è un oggetto ma uno spunto da cui partire, una zolla su cui lasciare un’orma dove ci è concessa la possibilità di cogliere la differenza tra conoscere le cose e conoscere il senso delle cose.  Per Michele la biblioteca è un organismo che respira, la sua costruzione gli ha permesso di comprendere che un amico non si trova ma si diventa, impara a cercare i libri e sentire il piacere immortale del pensare. La biblioteca del quartiere sarà uno dei tanti ricordi che non tornerà ma poco importa se ha scalfito un pensiero dietro alla tua fronte: non si nasce liberi ma si deve tentare un modo per diventarlo o esserlo, anche se  la vita non sempre ci chiede un parere.

 

DARIO PONTUALE
Certi ricordi non tornano
CartaCanta Editore