Mivienedaleggere – Buon compleanno!! (3 anni)

Nella vita di un uomo la lettura non è un bisogno primario. Quanto è importante leggere? Possiamo fare a meno di essere dei lettori?

  • ALESSANDRA RACCA (Scrittrice)
    Mio figlio ha 4 mesi. Ho iniziato a leggergli poesie da quando è nato. Il mio compagno mi prendeva in giro dicendo che potevo anche leggergli il catalogo IKEA e Olmo (questo il nome del pargolo) non avrebbe avuto nulla da ridire. Ad oggi l’oggetto libro gli piace da morire. Ama il fatto che si girino le pagine, soprattutto, ed io spero, spero da morire che questo amore per il libro prosegua e diventi qualcosa di simile a ciò che è stato per me. Perché ricordo perfettamente i tanti tipi di fascinazione e scoperta che i libri mi hanno fatto provare, i cambiamenti e anche alcuni snodi importanti di vita che ci sono stati grazie alla possibilità che alcuni libri mi hanno offerto, di costruire il pensiero e vivere l’emozione, di comprendere la mia esperienza e ciò che stavo affrontando. Non sono mai stati qualcosa di decorativo, solo bello o utile. I libri sono un modo attraverso il quale si articola l’avventura dell’umanità in una maniera unica e profondissima. Una vita senza libri si può senz’altro vivere. A mio figlio, però, non la auguro, perché lo amo moltissimo e vorrei che vivesse pienamente.
  • CLAUDIO MORANDINI (Insegnante, Scrittore)
    Mi piace l’idea che attraverso i libri il lettore si apra all’empatia, si confronti con l’alterità, penetri in vite che non avrebbe mai potuto vivere – su questo c’è ormai una letteratura critica e scientifica piuttosto convincente, che però tende a mettere nello stesso calderone qualunque tipo di fiction, dall’epica omerica ai serial di Netflix, e mi pare si concentri troppo sul contenuto, sul plot, trascurando in buona parte ciò che rende davvero originale e preziosa la letteratura, cioè il come, la forma, o meglio le forme molteplici che assume il senso. La letteratura ha questo vantaggio rispetto alle altre forme di narrazione: non racconta proprio tutto, non lo racconta come lo racconteremmo noi, sovrappone, nasconde, vela, devia. Ci costringe – no, meglio, ci invita – a ragionare sulla molteplicità, sulle connessioni, sulle stratificazioni. Fa sentire che le stesse parole usate hanno una loro storia parallela, e che il racconto di questa storia corre nascosto tra le righe.
  • DANIELE MONTEROSI (Attore)
    Bellissima domanda. Una domanda che merita una bella metafora: una vita senza lettura è come una carbonara senza il guanciale. Se non leggi ti perdi quel sapore che ti insegna delle cose. La lettura è un modo per allargare questa “scatoletta cranica” che in questi tempi rischia di essere livellata al tipo di comunicazione televisiva o dei social, la comunicazione tout court. Leggere ci aiuta a ricordare che pensare e vivere sono cose che si possono ampliare. Ricordo una frase, i leader sono dei buoni lettori, dovremmo imparare ad essere leader di noi stessi.
  • DARIO PONTUALE (Critico Letterario, Scrittore)
    Leggere È primario, indiscutibilmente essenziale. Senza lettura il mondo resterebbe un ammasso di simboli oscuri, un’iconografia indecifrabile per avventurieri ciechi. Le lettere annodate tra loro formano sillabe in grado di generare parole, lemmi capaci di svelare il senso tanto oggettivo quanto soggettivo dell’universo. Leggere deriva da latino lĕgĕre, ossia ‘raccogliere’ e assume un duplice significato: ‘prendere’ e ‘riassumere’. Leggere permette di carpire significati sparsi qua e là, afferrarne l’essenza, condensarla in sapere. Leggere consente di riassumere concetti, riunire idee, capire emozioni. Leggere È sapere. Leggere È capire. Senza sapere, senza capire si resta senza essere.
  • FRANCESCO PATRIZI (Bibliotecario e mio Socio!)
    C’è stato un tempo, quando ero bambino, in cui ero immerso in una condizione che potrei chiamare di felicità, ma che in realtà era una beata indifferenza verso il mondo. Nessuno mi leggeva le storie, mi lasciavano giocare e basta, e quando qualcuno provava a raccontarmi una favola, mi addormentavo alla seconda pagina: la palpebra calante era (ho capito poi) la mia difesa immunitaria. Con il tempo, questa beatitudine ha ceduto il posto a quel vizio che consiste nel farsi carico del mondo intero: io (che stavo così bene per conto mio) non sono più stato io, sono diventato un russo sfigato, un morto di fame londinese, un giovane ricco depresso (mai un personaggio felice, ora che ci penso…). Ormai non si torna più indietro, però una luce si intravede. Se tutti (e dico tutti) ci mettessimo a pubblicare libri, a raccontarci, a scrivere milioni di parole al minuto, forse si riuscirebbe a sviluppare un’immunità di gregge e la palpebra calante potrebbe ancora salvare le nuove generazioni.
  • I TRAPEZISTI – (Libreria indipendente Roma)
    Leggere e amare la lettura, possono cambiare veramente l’esistenza di un individuo, per questo penso che sia fondamentale diffonderne più che si può l’importanza e il valore. Con un libro in mano difficilmente ci si sentirà soli, aumentano le nostre conoscenze e i nostri mondi immaginari, e il nostro senso critico e, per le nostre capacità cognitive la lettura è una vera e propria palestra. Si può anche fare a meno di essere lettori e il numero dei lettori in Italia, ahimè, è ancora molto basso, ma sicuramente ne risentirà la qualità della nostra esistenza.
  • MANNAGGIA – (Libreria indipendente Perugia)
    In un periodo così complicato e di difficile gestione come quello che stiamo vivendo molte persone si sono affidate al consiglio di lettura della libreria di fiducia, si sono appoggiate ai libri per cercare la giusta dose di svago, o di riflessione, per allontanarsi dalla realtà anche se solo per qualche ora, per coltivare tutte quelle emozioni che le storie hanno il potere di evocare. Se ci dovessimo soffermare su questa immagine non ci sarebbero dubbi sull’importanza della lettura, e difatti leggere arricchisce, stimola, diverte, eppure moltissimi individui in Italia non leggono, perché acquistare un libro, seguire i consigli del libraio, entrare in biblioteca, informarsi su questo e quell’altro autore sono tutte scelte, e non c’è nulla di inevitabile in questo. Leggere è un’azione straordinariamente normale che regala moltissime sorprese, ma è prima di tutto una scelta, e per far sì che un individuo diventi un lettore bisogna mostrare tanto il lato semplice che quello sbalorditivo della lettura. Una sfida affascinante ma anche molto complessa.
  • PEPPE MILLANTA  (Scrittore)
    Viviamo immersi nelle storie h24. Passiamo dall’ascoltare un tg, alla telefonata, all’articolo di giornale, al libro, la serie tv. Raccontiamo quello che ci è successo e ascoltiamo quello che è successo agli altri. Apriamo il cellulare e leggiamo le storie di instagram, di facebook. Storie su storie su storie, in un continuum senza interruzioni. Non c’è un attimo, nella nostra giornata, in cui non siamo all’interno di una storia. E siamo talmente assuefatti che quando andiamo a dormire decidiamo bene di… sognare! Restando così in ammollo in altre storie per tutta la notte. Ci siamo dentro fino al collo. Talmente tanto che neanche ce ne accorgiamo. Come un pesce che non ha contezza dell’acqua che lo circonda. Il motivo credo sia semplice. È il nostro modo di ordinare il mondo, di sottrarlo al caos. Le storie sono state il primo modo che abbiamo avuto per rispondere alle grandi domande che ci siamo posti. Le cosmogonie, i miti, le leggende, fanno parte di una narrazione che ci ha permesso di dare un senso e quindi di darci un senso. E il fatto che ancora oggi, nonostante i passi avanti fatti nelle varie branche del sapere, continuiamo ad essere consumatori incalliti di storie, è indice di quanto le altre risposte che abbiamo trovato finora non ancora ci abbiano soddisfatto. La lettura è uno dei modi con cui fruiamo di queste storie. Non è stato il modo maggioritario per lungo tempo e non è affatto detto che lo sia per sempre. A conti fatti, è stato molto più il tempo in cui abbiamo fruito delle storie attraverso l’ascolto che non attraverso la lettura. Oggi sembrano esserci mezzi di fruizione più avvincenti, più coinvolgenti. È innegabile. La lettura però ha un primato rispetto agli altri: ti costringe ad immaginare. Ogni lettore è costretto ad aggiungere dettagli, colori, toni. Partecipa alla creazione della storia. Leggere è quindi una palestra senza eguali per la fantasia. E allenare la fantasia significa allenarsi al meraviglioso gioco dell’alternativa, dell’avere sempre un piano b in tasca, che spesso è sinonimo di salvezza. I libri prima o poi spariranno, o comunque cambieranno forma. È più che probabile. È già accaduto in passato e non c’è da aver paura. Basti pensare al teatro greco, o all’opera. Cambia il medium ma non la sostanza. I grandi autori della letteratura di oggi sarebbero stati i grandi drammaturghi del teatro greco di ieri, così come i grandi narratori di domani sarebbero stati i grandi della letteratura di oggi. Perché quello che non sparirà mai è il nostro bisogno di raccontarci storie, con ogni mezzo possibile. E ogni buona storia troverà sempre un pubblico e un modo con cui raccontarsi, in ogni tempo.
  • RENATO MINORE (Giornalista, Scrittore, Critico letterario)
    Credo che una delle cose più belle che mi siano accadute nella vita sia aver imparato a leggere. Se ci pensi, è un’attività accessibile, pratica, flessibile. Ma allarga la memoria e l’immaginazione, è esperienza fondamentale: grazie alla lettura che andiamo oltre la nostra vita, riusciamo a vivere più vite. Perché il tempo che dedichi all’ “infinito intrattenimento” della lettura, dilata all’infinito “il tempo per vivere”.
  • ROBERTO CONTU (Insegnante, Scrittore)
    I ragazzi di questa generazione pongono domande importanti anche su cosa significhi oggi l’atto stesso del leggere, quale forma abbia assunto a fronte della nostra generazione che nel libro definisco un po’ scherzando ma non troppo la generazione dei verbomani. Eppure, definito cosa significhi oggi leggere, ci troviamo difronte a una generazione che mai come ora vive la realtà leggendola e narrandola. Chi per definizione tende spasmodicamente verso la vita darà sempre spazio ai mondi ulteriori che solo la parola, nelle sue mutevoli forme, rende possibili. Abitare quei mondi è un bisogno, di più, un istinto primario che i ragazzi detengono naturalmente ma quindi connaturato a noi tutti, nel momento stesso in cui anche noi non abdichiamo alla possibilità di pronunciare il nostro solitario no alla morte.
  • ROBERTO DI PIETRO (Agente Letterario)
    Possiamo fare a meno di essere lettori? Senza retorica o giri di parole, la risposta è sì. Se la maggior parte delle persone (per lo meno in Italia) non legge (o legge poco), allora è certamente possibile. Le cose cambiano, e molto, per chi invece è già un lettore. Per noi rinunciare alla lettura è fisicamente impossibile. Entrambi, lettori e non lettori, abbiamo però un punto in comune: l’impossibilità di restare indifferenti alle storie, al racconto, all’ascolto. Sfido chiunque a passare del tempo con un bambino e a limitarsi a impartire “semplici” istruzioni, ad approvare o a negare azioni, a rispondere con un semplice sì o no. Il bambino non ascolterà finché non lo conquisterete (letteralmente) con una storia, parole e azioni che includano anche voi nel racconto e non si riferiscano a luisoltanto. E allora il piccolo fa i capricci e non vuole mangiare? Ecco l’aeroplanino, l’uccellino, il trenino e tutto il repertorio di onomatopee, smorfie, versi e travestimenti. Crescendo, eccoci al telefono o al bar con un amico cui raccontiamo quella cosa pazzesca che ci è capitata il giorno prima, un litigio, una sorpresa o un incontro. Le storie ci inseguono e precedono non soltanto sui social network (il cui gergo prende spunto proprio da un’onomatopea o da un termine legato al narrare: cinguettio, post, storia ecc.) o sui canali che trasmettono serie tv e film. Pensiamo ai miti, ai libri sacri o ai grandi racconti epici. Non avevano gli antichi testi (dalla Bibbia ai Veda, dai Ching ai testi delle Piramidi ecc.) la funzione di istruire, trasmettere e intrattenere l’uomo, proprio come se fosse ancora un bambino? In principio le storie si trasmettevano, magari davanti a un fuoco, oralmente, proprio come un genitore farebbe per far addormentare il figlio o, come abbiamo visto, per “spingerlo” a fare qualcosa.La parolainfatti è profondamente legata al potere. In seguito i racconti orali cambieranno i sensi di riferimento, passando dall’udito alla vista e al tatto. Tramandare, trasmettere (ma anche istruire e comandare), è ora compito della scrittura/lettura che sarà gestita da alcune particolari figure (sacerdoti, aristocratici, burocrati ecc.) in nome e per conto della comunità. La progressiva alfabetizzazione contribuisce al disgregarsi della comunità a favore dell’affermazione del singolo, la fruizione pubblica (racconto, teatro, musica, poesia) in quella privata. Le storie non sono più fatte di imitazioni e suoni, bensì di oggetti fisici, libri o altri supporti, con una loro corporeitàche li renda rintracciabili, distinti, replicabili, eliminabili, classificabili.Proprio come le persone che li leggono/scrivono. La pagina bianca diventa così l’emblema del potere, davanti alla quale siamo predisposti fin da bambini al controllo, all’organizzazione, alla (ri)programmazione in base alla nostra volontà (vedere Michel de Certeau). Non siamo cioè più (pre)disposti ad ascoltare, bensì esclusivamente ad affermare (di nuovo calzante è il parallelo con i social network). Se il racconto e la trasmissione orale avevano come obiettivoil ricordo, riportando l’uomo a un tempo più vicino alla sua nascita, incontro all’idillio che aveva vissuto con l’alterità(natura, deità, energia ecc.), la scrittura e la lettura invece puntano a un continuo slancio in avanti, a (ri)scrivere, proiettare, (ri)programmare. Alcuni scrittori e pensatori (su tutti Kafka e Foucault) hanno evidenziato il rapporto tra scrittura e potere, tra potere e corpo, ovvero la capacità del potere di imprimere (le pene e le torture sono una sorta di “scrittura”) una trascrizione della legge o dell’equivalente punizione sul corpo. La lettura è di certo uno strumento essenziale di lotta al potere ma non, secondo una certa retorica (!), come sua cura e definitivo antidoto, bensì comesua con-corrente, mantenendo la stessa ambiguità del pharmakon(medicina/veleno) che nel Fedro Platone attribuiva alla scrittura. In questo senso, oggi non possiamo davvero fare a meno di essere lettori.
  • SANDRO BONVISSUTO (Scrittore)
    Certo che potete fare a meno di essere dei lettori, ma non lo so se vi conviene; vedi, nella vita di un uomo la lettura non è un bisogno primario, è vero, ma lo diventa non appena pensi alla morte invece che alla vita. Dal momento in cui “noi moriamo ogni giorno”, come suggeriva Seneca a Lucilio, e considerato che l’unico alleato in nostro possesso contro l’oblio di ogni cosa sia proprio e solamente la scrittura, leggere non diventa più una moda, o un’etica, ma questione di vita e di morte.
  • SIMONA BRIGHETTI (Bibliotecaria, Responsabile La Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna)
    Intanto cambierei la definizione uomo e metterei persone o individui per includere tutti tutte tuttu. Non mi appartiene la retorica sull’importanza del leggere. Per me leggere è soprattutto un piacere e come tutti i piaceri devi scoprirlo da sola. Sicuramente è fortunat* chi incontra di qualcun* che orienta e aiuta a trovare il libro giusto. Poi, con il tempo si può diventare brav* a trovarli in autonomia, raffinando gusti e individuando attraverso pochi elementi se il libro che hai tra le mani può portati via con sé. E questo andare ‘altrove’, è la magia che un buon libro riesce a creare. Ecco perchè a mio parere è impossibile non leggere.
  • MIVIENEDALEGGERE
    Leggere significa non permettere ad un sospiro di sfuggire, è un dono grande per l’esistenza, ma un dono per essere tale è necessario desiderarlo.