Nota sulla traduzione di Mario Biondi dell’Ulisse di James Joyce

Chi si approccia all’opera ardua di tradurre in italiano Ulysses di James Joyce deve calarsi nel linguaggio creativo dell’autore, capire le onomatopee, i solecismi, i giochi linguistici, gli slittamenti semantici. Per capire come ha lavorato Mario Biondi e come il suo metodo si differenzi dalle precedenti traduzioni, portiamo come esempio un brevissimo passo, il tintinnio causato dalla carrozza che passa in strada all’inizio del capitolo 11 (Le sirene).

Ci troviamo in compagnia di Leopold Bloom nel bar Ormond, dove si canta, si suona, si beve; l’intero capitolo è scritto in uno stile permeato dalla musica ed il passo che prendiamo ad esempio va letto come le note di uno spartito: “jingle jingle jaunted jingling”. È il suono che arriva dalla campanella di un calesse e viene presentato come un tema musicale esposto nell’ouverture di una opera lirica; viene poi ripreso in vari momenti del capitolo-opera, ogni volta che si incrociano gli avventori, che fanno tintinnare i bicchieri, quando entra qualcuno nel bar, quando Bloom ha il singhiozzo, quando si raschia la gola, quando batte le ciglia…
Poche righe dopo, il “tema musicale” che annuncia l’incontro tra Bloom e Boylan (l’amante della moglie), suona così: “Jin. Bloo.”, dove “Jin” riprende il tema del calessino con cui sta arrivando Boylan, mentre “Bloo” è il nome di Bloom senza la M; il tutto è scritto per essere cantato come uno scontro tra vocale alta (i) e vocale bassa (u), perché il primo ha motivo di gioire, il secondo di deprimersi.

Come dicevamo, la scrittura di Joyce, in questa introduzione-ouverture al capitolo-opera, riporta i nomi e gli oggetti a puri suoni e li accorda in una specie di partitura con cui fa “suonare e cantare” l’intero capitolo, per questo la traduzione richiede una riscrittura che sia pertinente, ma anche libera e creativa, e che sappia rendere questa musicalità nella lingua italiana.
Veniamo alle traduzioni di “jingle jingle jaunted jingling”.
Tinnulo tinnulo in calessino tintinnante” era la scelta optata nell’edizione curata da Giulio De Angelis per Mondadori (per decenni l’unica reperibile in italiano).
Gianni Celati, nella traduzione pubblicata da Einaudi nel 2013, scrive: “Tlin tlin tlin calessino va”.Nella traduzione di Mario Biondi, uscita per La nave di Teseo nel 2020, leggiamo: “Din din scarrozzato dindellante”.

Joyce mette insieme il suono alto di “j-i” e il suono basso di “n-g-o-l”  e crea un inciampo con le dentali “t-d” nella terza parola, per riprendere il tema nella quarta e ultima parola. De Angelis e Celati non riprendono il verbo originale, ma  ricorrono all’immagine del calessino per riprendere l’inciampo di “jaunted”, che nell’originale si ripresenta poi nei singhiozzi “alcolici” di Bloom a fine capitolo.Tinnulo tinnulo in calessino tintinnante”. Giulio De De Angelis ricrea questi suoni scampanellanti con l’acuto “t-i-n-n” e il grave “u-l-o”, e inserisce l’inciampo della terza parola con le consonanti “c-l-s-s”, per chiudere con il tema “t-i-n” e concludere con “n-t-e”. Tlin tlin tlin calessino va”. Gianni Celati opta per uno schiocco di lingua “t-l” e un acuto “i-n” ripetuto tre volte come nell’originale, ma qui lo mette in sequenza, ricorre all’inciampo come De Angelis, chiude con l’apertura tipica del canto all’italiana: “v-a”. Gianni Celati ha specificato di essersi attenuto al tessuto canoro che sottende alla scrittura di Ulysses e quel “calessino va” deve ricordare la strofa di una canzone.


Din din scarrozzato dindellante”. Diverso invece l’approccio di Mario Biondi, che ricorre a “d-i-n”, mantenendo sempre acuto il suono, per poi rendere il rumore delle ruote del calesse sul selciato con un “sc-rr-zz” e tornare allo squillante “d-i-n” per chiudere con “n-t-e”. La versione di Biondi si concentra su suoni e rumori, corporali e ambientali, il suono di “sc-rr-zz” ritorna ad esempio quando Bloom si raschia la gola. Bella, libera e coraggiosa la scelta di Celati di far cantare Ulysses, cercando la scrittura più adatta all’orecchio musicale italiano, “calessino va” ricorda tante canzoni italiane così come il ripetuto “jingle” ricorda a Joyce tante canzoni di lingua anglosassone. Bella e convincente la scelta di Biondi che raccoglie i semi sparsi, anzi le note sparse, nel capitolo e ricostruisce il suono più fedele possibile al campanello, al bicchiere, al canto e al catarro; una scelta interpretativa fedele e pertinente che non sacrifica il verso alla sola musicalità, ma cerca di comprendere tutto il ventaglio di rimandi che si apre nell’originale.

Francesco Patrizi

JAMES JOICE 
Ulisse
Traduzione e note di Mario Biondi
La Nave di Teseo