L’archeologia dell’amore

Ho impiegato un mese per leggere il libro scritto da Cātālin Pavel, L’archeologia dell’amore tradotto da Bruno Mazzoni, edito da NEO edizioni. Pavel otre ad essere uno scrittore è un dottore di ricerca in archeologia, un percorso di studio che lo ha condotto in diversi scavi archeologici presenti in Romania, Germania, Francia, Inghilterra, Marocco, Israele e in particolar modo in Turchia. Il punto iniziale di questa lettura è sentire la passione che alimenta la conoscenza di un autore prima di comprendere il suo curriculum vitae, è importante sentire cosa lo spinge a scrivere un libro così intenso e scientificamente creativo perché sono convinta che quel sentire che condivide con tutti coloro che decidono di leggere questa indagine archeologica, consente di accedere alla rappresentazione dell’amore prima ancora che al suo significato. Appropriarsi di questo saggio è una scelta di vita, è rivolto sia a chi ama la materia, a chi la studia oppure la frequenta o per chi è spinto semplicemente dalla curiosità verso la scoperta senza avere uno “sguardo professionale. Pavel scrive «L’archeologia è una scienza in cui, più che altri settori, le ipotesi estrose compaiono a ogni piè sospinto, a volte anche per scherzo, come parte naturale dei processi di delucidazione e di sintesi. L’archeologo è appunto il soggetto che valuta seriamente un’ipotesi fantasiosa e, ovviamente, il più delle volte la trova sbagliata.»

Comincia il cammino archeologico dalla preistoria con probabili contatti tra i neandertaliani, si continua nel mondo antico tra Grecia e Roma, ci si affaccia su prospettive paleocristiane (Adamo+Eva=Love), fino ad arrivare alla prima città fondata da Colombo nel Nuovo Mondo. L’ultima sezione del libro è dedicata alla modernità. È una inchiesta sull’amore dove tra i reperti archeologici si rischia di sentirsi rapiti dal tempo e condotti altrove, in certi momenti percepisci la poltrona di casa come una perfetta estranea, ad esempio quando Pavel ci “parla” dell’architettura erotizzata del foro di Cesare e il foro di Augusto. Fissi le tavole e poi torni indietro, recuperi quel concetto che ti è piaciuto tanto, non rinunci all’attenzione e continui con gusto. Il capitolo che mi ha ipnotizzata si trova alla fine del libro, riguarda Freud e il suo innamoramento verso un bassorilievo, uno studio che oscilla tra due materie a me care la psicoanalisi e la storia dell’arte. Ogni capitolo ha un fascino soggettivo ed è in ogni capitolo che lo scrittore ti prende per mano, propone riflessioni nuove, ti sfida ad affrontare la tua mappa emotiva e invita a scavare perché non si può costruire senza il ritrovamento. L’aspetto più affascinante durante il cammino archeologico in queste trecento pagine è che tutto questo amore lo racconta con un ingrediente irrinunciabile: l’ironia.

Cātālin Pavel
L’archeologia dell’amore
Traduzione di Bruno Mazzoni
NEO Edizioni