L’Amore freddo

Nel 1938 il forlivese Aldo Garzanti comprò la casa editrice Treves e la ribattezzò con il suo nome. Suo figlio Livio, morto a 93 anni, la diresse dal 1954 dopo l’incontro con Attilio Bertolucci in una trattoria reggiana, a una cena con Cesare Zavattini e Pietro Bianchi. Bertolucci fu un prezioso consigliere, entrambi credevano che la casa editrice non è di libri ma e di autori, portò a Garzanti i romanzi di Pasolini e Gadda e aprì la strada alla poesia con Caproni e Penna.
In una delle sue ultime interviste Livio Garzanti disse: «L’editore l’ho dovuto fare perché quando avevo diciassette anni mio padre mi disse che dovevo fare l’editore, è stato un po’ il mio destino e dopo la fine della Guerra l’ho fatto anche per necessità. Feci il magazziniere mettevo ordine e girai l’Italia a vendere Cuore.» Aveva studiato filosofia con Banfi e amava scrivere. È stato un editore vero, aveva compreso il senso del mestiere e per questo motivo non si limitava a pubblicare un libro ma anche a condividere i vizi di chi ne aveva la paternità.
Per Garzanti era necessario esplorare le terre sconosciute dalle quali la maggior parte delle persone si teneva lontana a causa del pregiudizio. Ecco come seppe avviare lo svecchiamento della cultura letteraria italiana. Si legava ai suoi autori e li difendeva, a volte anche con ferocia, come accadde dopo la pubblicazione di Ragazzi di vita che vide Pasolini finire in Tribunale e Livio Garzanti partecipare ad ogni udienza per difenderlo con il miglior avvocato. Aveva uno spiccato spirito imprenditoriale, ruppe molti schemi e lo fece a partire dalle copertine; coloratissime e quasi scompaginate, realizzate dall’artista Fulvio Bianconi. Si contrapponeva allo stile classico di Giulio Einaudi, era più disinvolto perché meno ideologico. Fu il precursore della letteratura industriale grazie alla pubblicazione dei libri di Paolo Volponi. Seppe parlare in modo non frivolo per un pubblico vasto, perché sapeva giudicare ciò che conta da ciò che non conta.

Una delle compagne della sua vita lo definì l’ossimoro in persona. Era inquieto, aveva un temperamento amabile e indisponente, suadente e padronale, determinato e capriccioso nei rapporti di lavoro. Amava la solitudine ma allo stesso tempo la temeva e per tutta la vita visse nella paura, «a me pare che tutto nasca dalla paura, nessun sentimento mi corre mai così veloce sulla pelle e comunica rabbrividendo coi miei visceri e mi agita il cervello.» La storia della sua infanzia contiene un padre, un ricco industriale della Chimica, un uomo che non permetteva a nessuno di togliere il suo spazio, parlava poco e non conosceva l’empatia. La madre, Sofia Ravasi, una donna colta che studiava Leopardi lo divorava di amore, Livio era tutto per lei e lui anche da uomo adulto ne fu condizionato. Era ombroso e umorale, ma anche perspicace e generoso. Solo dopo la sua morte si conobbero le periodiche opere di beneficenza, sensibile all’infelicità altrui, destinò all’attività sociale quasi 90 milioni di euro.

Inventò un Livio Garzanti per proteggere il piccolo Livio spaventato dalle ferite e lo fece anche grazie alla scrittura. Ha scritto un romanzo L’amore freddo, che ho letto da tempo, dopo che Goffredo (Fofi) una volta mi raccontò di quando a Garzanti (per il quale aveva lavorato) gli disse, rendendolo felice, che ad Elsa Morante piacque moltissimo. È un romanzo che consiglio di scoprire, di leggere e di vivere. Ha una grammatura psicologica sorprendente, un retrogusto poetico coraggioso e la scrittura arriva ad un livello alto, brucerete numerosi cliché! L’autore struttura la storia in quattro sezioni: la casa, l’azienda, l’incontro con la donna e la fine della vita. La sua onestà di pensiero non fa sconti: «Fermai con un bacio un suo leggero sbadiglio, mentre si svegliava. C’è sempre nel suo comportarsi un’ingenuità che è disarmante. Ed è questa la sua forza, perché pur tenera è più solida e resistente di me. La sento vicina alla terra profonda e ricca che è attorno alla sua casa. Mi tiene, non potrò mai staccarla da me, togliermi l’appoggio di quella calma e di quella forza che è l’unica presenza che io possa raggiungere
Livio Garzanti ha amato i libri più di ogni altra cosa, perché i libri restano, almeno fino a quando il sole splenderà sulle disgrazie umane.

LIVIO GARZANTI
L’amore freddo
Romanzo Bompiani