Bianca Garufi – La rosa cardinale

Nel luglio del 1945 Cesare Pavese si trasferì da Torino alla sede romana dell’Einaudi, la cui segreteria era da qualche anno la bellissima ventisettenne siciliana Bianca Garufi. Folgorati inizialmente dall’attrazione, fu un sodalizio artistico e letterario molto intenso, che rimase solido anche dopo essersi consumata la passione. In questo contesto voglio evitare di approfondire la figura di Bianca Garufi in relazione a uno scrittore importante come Cesare Pavese, per chi lo desidera può leggere lo scambio epistolare, intenso e psicologico, composto da quasi ottanta lettere e pubblicato con il nome Una bellissima coppia discorde a cura di Maria Rosa Masoero. La loro frequentazione li condurrà a scrivere il romanzo Fuoco grande un titolo che richiama l’espressione dialettale focu ranni, pubblicato postumo nel 1959 dalla casa editrice Einaudi con una copertina preziosa, realizzata da Renato Guttuso. Consiglio di scoprire anche questo splendido romanzo incompiuto perché è stato un esperimento inedito e affascinante, dove i due scrissero un capitolo ciascuno per narrare la storia di Giovanni e Silvia, vista dagli occhi di uno e poi dell’altra, una storia che ha il suo centro a Maratea e il suo nucleo drammatico in un triste segreto familiare e nella impossibilità d’amore di Silvia.

Bianca Garufi brilla di luce propria. Nasce a Roma il 21 luglio del 1918 sua madre, Giuseppina Melita, sarà l’unica a sopravvivere alla sua famiglia al terremoto di Messina nel 1908. Bianca passa le estati della sua infanzia ma anche della sua giovinezza a Letojanni. Nel 1938 comincia a scrivere le prime poesie, nel 1943 entra nella Resistenza romana e quando sarà liberata, Bianca si avvicina a Ernest Bernhard intraprendendo un percorso di analisi junghiana. Nel 1951 si laurea in Lettere e Filosofia a Messina con una tesi su Jung, la prima in Italia, per poi diventare una delle più autorevoli psicanaliste del nostro paese. Prima di trasferirsi definitivamente a Roma, nel quartiere Flaminio, dopo la laurea viaggerà molto, sette anni a Parigi, tre a Hong Kong, due a New York. Cambia case e incontra nuovi amori, si sposa e svolge mestieri diversi, è una donna inafferrabile, scrittrice e denudatrice d’animi, Bianca asseconda la sua guida interiore, la vocazione che porta dentro, il talento, l’attitudine, la perlustrazione e il desiderio di scoprire senza risparmiarsi il proprio intimo.

La casa editrice Atlantide ha restituito ai lettori un suo romanzo, l’ultimo, dal titolo La rosa cardinale che fu pubblicato da Longanesi nel 1968, dopo essere stato rifiutato dalla casa editrice Einaudi. Italo Calvino le disse: Di me già sai che sono allergico a troppe cose, al romanzo psicologico, al romanzo di crisi, al romanzo femminile, al romanzo intellettuale, per essere un giudice attendibile. Il romanzo ruota intorno alla figura di Sandra Albaro, la narrazione si muove tra il suo passato e il suo presente, scrive a volte in prima persona e altre volte in terza persona, creando un movimento emotivo. Il titolo prende spunto da una scena importante del romanzo, un incontro apparentemente banale ma che farà interrogare la protagonista sulla necessità di utilizzare la ragione per riordinare il caos esistenziale. Ho letto due volte La rosa cardinale, audace, lo stile è lontano dalle strutture narrative tradizionali ed è straordinario ritornare dentro una scoperta a causa della sua complessità.
Si comprende dal romanzo che per l’autrice la scrittura è l’opportunità di un miglioramento costante, una esigenza volta ad alimentare l’attenzione nella scelta della parola. Forse è la sua capacità di sfruttare il silenzio a renderla anche una grande scrittrice, la solitudine è un valore e per questo motivo riesce a collocarsi in una posizione originale, rifiutando ogni forma di manipolazione, dettata dalla moda editoriale. Leggere questo romanzo significa anche sentirsi spiazzati dalla sua visione appassionata, dal suo approccio anticonformista; Sandra è principalmente curiosa nell’anima e questo la conduce per tutta la vita alla ricerca d’identità. «Ci sono i giorni fondamentali, le tappe della vita: passi grandi, passi giganti, passi da gatto con gli stivali. I passi piccoli, i piccoli passi di ogni giorno, seguono queste tracce abissali, buchi enormi, crateri colmi di fuoco, pietre miliari che d’ora in poi segneranno il cammino.»

 

Bianca Garufi
La rosa cardinale
Atlantide