George Simenon è famoso per aver ideato il commissario Maigret ma la sua opera ha intrecciato diversi generi e sottogeneri letterari, incluso il romanzo psicologico. Il 24 febbraio del 1987, due anni prima della sua morte, Simenon scrive in un articolo: «I romanzi di Maigret io non li scrivo con intenti commerciali ma per il mio piacere. Essi nascono da una sorta di giocondità; per me è una gioia, un riposo. Io sono un po’ come un musicista che comincia a suonare dei ritornelli per divertirsi. È quello che doveva capitare anche a Bach. Penso sempre a Bach nello scrivere i miei romanzi. È uno dei creatori che mi sforzo di imitare. Un lavoro di fughe che io vorrei realizzare in un romanzo con delle parole, senza riuscirci, bene inteso… Ignoro cosa sia un’opera d’arte, lo sento ma non sono capace di esprimerlo. Quando un libro è un’opera d’arte voi ve ne accorgete, ma potete dire il perché?». Se per alcuni versi l’opera d’arte è progetto, da altri essa è un apporto misterioso della creatività. Lo scrittore, insieme a Balzac, è stato tra i più prolifici romanzieri di lingua francese, ha scritto circa duecento romanzi, dei quali sono settanta quelli dedicati al Commissario Maigret; a trentacinque anni, aveva pubblicato più di cento romanzi sotto vari pseudonimi.
Nato il 13 febbraio del 1903 in Belgio, nel 1955 decide di trasferirsi nel cantone di Losanna, durante la sua attività è uno scrittore ingiustamente travisato e passa per un autore del popolo, solo alcune voci in contro tendenza, appartenenti a intellettuali dell’epoca, pensano che è uno scrittore importante, perché ha uno stile definito spesso sorprendente e tale da non essere destinato solo “al grande pubblico”. Lui si definiva un ragazzone timido, in tenera giovinezza cercò di organizzare la sua carriera pensandosi prete oppure ufficiale per avere un mestiere e il tempo di scrivere, e all’età di diciotto anni decise che sarebbe stato un romanziere in tutto e per tutto e scelse questa strada. Si dedicò principalmente al genere poliziesco fino a quando sentì l’esigenza di spingersi in campi letterari non perlustrati, con la preoccupazione ossessiva non tanto di ciò che può l’uomo ma di ciò che sente.
I complici è un romanzo che stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 1965 e l’anno successivo in Italia con la casa editrice Mondadori; in ultimo nel 2012 con la casa editrice Adelphi (veste tipografica strepitosa!). La storia accade tutta nelle prime pagine quando Joseph Lambert, proprietario di una piccola impresa, è alla guida della sua macchina e al suo fianco la segretaria Edmonde; lui sbanda distratto dal “servizietto”. Nella corsia opposta un pullman con a bordo numerosi bambini di rientro da una gita dove il conducente per evitare un frontale, esce di strada; il pullman si cappotta e prende fuoco. Joseph decide di non fermarsi, ne di chiamare i soccorsi, semplicemente se ne va.
Nel restante romanzo il lettore si distanzia da sé stesso e resta in apnea, l’atmosfera psicologica si fa sempre più densa e anche se non c’è nessun colpevole da stanare, il mistero resta un ingrediente importante, capace di generare interesse continuo, prodotto dalle dinamiche provocate dal senso di colpa che corrode il protagonista. La consapevolezza di questo scrittore è radicale nel considerare quanto il male sia incombente nella vita di tutti i giorni, è un polo al quale nessuna esistenza può sottrarsi. Durante gli anni Trenta Massimo Bontempelli fu uno dei primi intellettuali italiani ad apprezzare la scrittura di Simenon, disse di lui che aveva dentro tutti i suoi personaggi, viveva tutte le loro vite. Accade anche al lettore dei I complici, accade mentre sfogli la storia, scorri l’azione, pagina dopo pagina, verso il finale noir e grazie ad uno stile a-retorico, ma ad alta tensione morale. A quale complicità fa riferimento lo scrittore? Non alla complicità scontata, per questo motivo resta un romanzo indimenticabile.
GEORGE SIMENON
I Complici
Adelphi Edizioni

Georges Simenon
